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domenica 24 marzo 2013

L'evoluzione di Calpurnia - Jacqueline Kelly

Titolo: L'evoluzione di Calpurnia
Autore: Jacqueline Kelly
Pagine: 288
Goodreads

Voto:

Appena uscito, il libro mi ha attirato per il nome "Calpurnia", perché ho subito pensato alla Calpurnia de "Il buio oltre la siepe", Harper Lee.  Per un breve momento dentro di me la vocina idiota ha detto: "Nooo! Una sottospecie di spin-off con la tostissima e in gambissima Calpurnia!". Non era ovviamente così, quindi ho rimandato di un bel po' questa lettura.. Ritrovandomi così ad avere ben due sono-tosta-Calburnia, per la mia grande gioia!
E' un libro per ragazzi, ma non fatevelo scappare!! Mi ha davvero sorpreso e deliziato! Credo di aver letto pochi libri per ragazzi che comunichino un profondo amore per i libri, per la cultura, per tutto ciò che incuriosisce e ci spinge a indagare.. :))
Siamo nel Texas di fine XIX secolo: ci sono gli schiavi, le piantagioni di cotone, il primo telefono.. Calpurnia, unica figlia femmina di una famiglia benestante, proprio non ne vuole sapere di essere la signorina a modo (che cucina, si occupa della casa e suona il piano) che la madre desidera: lei -presa sotto l'ala protettrice del nonno- scopre le bellezze e i segreti che la natura le offrono, diventando una naturalista in erba.
La storia è graziosissima, Calpurnia, oltre ad essere una atipica ragazza del suo tempo, è intelligente, sagace, sveglia e soprattutto simpatica. Una bambina che va amata senza troppi perché, diciamocelo!!
Attorno a Calpurnia, la Kelly è riuscita a creare un ambiente confortevole e "caldo": spessissimo ho provato invidia per Calpurnia, mi sarebbe piaciuto essere al suo posto! La sua famiglia e la sua casa mi lanciavano continuamente il messaggio: "Vieni da noi! Si sta bene qui!". I suoi fratelli poi sono di una tenerezza.. :')
Il tutto è condito da una leggera ironia e da una scrittura fresca e appassionante :)
Lo aprite, lo iniziate e senza che ve ne accorgiate, lo avrete già finito!


Un giorno avrei posseduto tutti i libri del mondo, scaffali e scaffali pieni. Avrei vissuto in una torre di libri. Avrei letto tutto il giorno mangiando pesche. E se qualche giovane cavaliere con l’armatura avesse osato passare sul suo bianco destriero e mi avesse implorato di calargli la treccia, lo avrei bersagliato di noccioli di pesca finché non se ne fosse andato a casa.

Ah. Letto, libro, micino, panino. Non serve altro nella vita, davvero.

«Posso andare?» «Sì, puoi andare. Non fare tardi per la cena». Mentre Mamma accendeva le lampade del salotto, spinsi via la mia opera e corsi fuori. Non c’era più molta luce. Troppo tardi per raccogliere esemplari diurni. Fantastico. Vedevo i titoli sul giornale: Giovane Scienziata Ostacolata di Continuo da Stupidi Progetti di Cucito. Incommensurabile Perdita per la Società. Intera Comunità Scientifica in Lutto.

Disse: «La lezione per oggi è questa: meglio viaggiare con la speranza in cuore che arrivare in salvo. Lo capisci?» «No, signore». «Significa che dovremmo festeggiare il fallimento di oggi, perché è un chiaro segno che il nostro viaggio di scoperta non è ancora finito. Il giorno in cui l’esperimento ha successo è il giorno in cui l’esperimento finisce. E io trovo inevitabile che la tristezza di aver finito superi la gioia di essere riusciti».

Un tempo possedeva un vecchio corvo, che si chiamava Edgar Allan Crow

Allora, svenire. È un argomento su cui mi sono sempre posta delle domande. Le eroine nei libri sembravano svenire di continuo, adagiandosi con grazia su un comodo divano imbottito o tra le braccia di qualche corteggiatore preoccupato, giunto al momento giusto. Queste eroine erano sempre alte e snelle e riuscivano ad atterrare in pose graziose e per farle rinvenire bastava passar loro un ornato flacone di sali sotto il naso. Io, invece, a quanto pare caddi come un bue quando lo abbatti, e fui fortunata ad atterrare sull’erba, evitando di spaccarmi la testa in due. A farmi rinvenire non fu l’odore dei sali ma mezzo secchio d’acqua fredda sulla faccia.

«Hai preso un premio» disse. «Com’è andata?» «Come credi che sia andata?» risposi di malumore. «Tutti ciechi i giudici?» «Ah ah». «Indovinato» disse. «Solo tre iscrizioni». «Già». «Uhm.

J.B. mi interrogava. «Callie, quanto manca a Natale?» «Guarda, J.B.» Alzavo la mano. «Vedi le mie dita?» «Sì». «Bene, questo dito è per oggi, questo per domani e questo per il giorno dopo ancora, che sarà Natale. Lo vedi?» «Sì». «Hai capito, adesso?» «Sì». «Bene». «Callie, però quanto manca a Natale?»

Trama Nei prati riarsi della calda stagione texana, Calpurnia non può fare a meno di notare che le cavallette gialle sono molto, molto più grandi delle cavallette verdi. Perché? Sono di due specie diverse? Calpurnia ha sentito parlare del libro di un certo Darwin, in cui si spiega l'origine delle specie animali. Forse può trovare quel libro nella biblioteca pubblica? Sì, ma la bibliotecaria non glielo vuole mostrare. Poco male, quel libro si trova anche a casa sua: nello studio del nonno, il libero pensatore della famiglia. Accompagnata dal nonno e dal libro proibito, Calpurnia riuscirà a scoprire i segreti delle diverse specie di animali, dell'acqua e della terra. E scoprirà anche se stessa.

sabato 16 marzo 2013

Cioccolato amaro - Lesley Lokko

Titolo: Cioccolato amaro
Autore: Lesley Lokko
Pagine: 630**
Titolo originale: Bitter Chocolate
Goodreads

Voto: 
Questo libro mi ha completamente spiazzato e preso contropiede per due motivi:
a) Il libro ha 630 pagine. Ero CONVINTISSIMA che le pagine fossero poco più di trecento! Infatti mi era presa la crisi depressiva, perché non vedevo la fine e credevo di essere io il problema.. :DD Poi ho indagato più a fondo, e scoperto che il libro era semplicemente lungo il doppio. Sono contenta del mio 'errore'.. Non penso lo avrei mai iniziato, sapendo quante pagine aveva! (Lo so, lo so, non è un bel modo di valutare i libri, quello di prendere in considerazione le pagine.. Però che ansia! ç_ç
b) A dispetto del titolo (e del nome dell'autrice, eheh! Ehm io pensavo fosse uno pseudonimo..), NON è assolutamente un romanzo Chick lit, o leggerino.. Anzi! anche qui credo che dipenda da me, in fondo la trama non nasconde che il romanzo riservi drammi.. Ma niente, io ero davvero partita con l'idea di leggere un romanzetto rosa tranquillo tranquillo, tanto che il piano tecnicamente era leggerlo nei momenti morti in contemporanea con altri due/tre libri.. Inutile dire che in questa lunghissima settimana, ho letto solo questo ._.

Io non so se avete mai letto "David COpperfield", di Dickens.. Ecco, se l'avete fatto, forse un po' mi capirete: questo libro me lo ha ricordato (non voglio assolutamente offendere Dickens, o dire che la Lokko sarà un'autrice che rimarrà nella storia della letteratura, beninteso!): le  tre protagoniste affrontano una serie infinita di sfighe, tragedie, sfighissime che sembrano avere una calamita addosso..

Una, due, tre, quattro sfighe.. Ma poi si arriva al punto della non credibilità! Non siamo a livello "Beautiful".. Però magari "Beautiful" I stagione sì!
Ho parlato di tre protagoniste, perché effettivamente seguiamo il POV di Laure, Améline e Melanie.. Ma sostanzialmente il personaggio principale è Laure, a cui tralaltro è dedicata la maggior parte del libro. Laure e Améline si conoscono dall'inizio del libro, ma si ricongiungono solo alla fine.. Melanie è presente nel libro come un binario singolo e solo nell'ultima parte, il suo destino si intreccia con quello di Laure.
Premesso che mi è piaciuto.. Non so, sono un po' confusa. Secondo me la Lokko ha voluto osare un po' troppo.. Crea troppe situazioni, vuole portare avanti le storie di tre (ipotetiche) co-protagoniste, ma non riesce totalmente a portare avanti tutte e tre allo stesso modo: la bella, perfetta, senzazionale, splendente Laure sovrasta e oscura le altre due poverette.. Tanto che il corso delle loro vite sembra essere messo lì -ogni tot capitoli dedicati a Laure- giusto per creare suspense o per rompere la "tensione".. Sembra quasi la pausetta per sgranchirsi le gambe ad una lezione universitaria!
Inoltre, alcune cose non hanno davvero senso. Cioè, la Lokko ce le butta lì in caciara, ne parla in sordina e ci attrae in un altro disastro così da distrarci.. Ma se, come me, leggete questo libro in piena crisi letteraria e ci mettete una vita, vi accorgerete che ci sono delle stonature davvero imperdonabili!
Una cosa davvero imperdonabile è il finale. Che nervi che mi ha fatto venire!! Innanzitutto, non puoi creare tre personaggi e decidere di sacrificarne uno (*Sacrificare* in senso lato, sia ben chiaro. Non voglio fare spoiler e il termine "Sacrificare" mi è sembrato il più adatto!) per il bene dell'altro. Ma che bassezza è?? Ci sono rimasta con l'amaro in bocca, sinceramente.. Il confronto Daniel/Laure poi! Ma cosa!! Mi tiri avanti la stria per seicento pagine e poi il finale (osceno) me lo risolvi in meno di dieci? -.-
Un altro appunto che mi sento di fare: le tre ragazze sono tutte bellissime, sexissime, splendentissime, levissime.. EHI! Si può per cortesia avere una persona normale?! Una che non sia una modella? Che non abbia i capelli ricci, setosissimi, morbidissimi? (Che poi me lo spiega, come fa.. Una ragazza di Haiti con i capelli morbidi, governabili e vellutati come la seta. ._.) Grazie!
Io non sono riuscita ad affezionarmi a nessuna delle tre ragazze: sbagliano, sbagliano, ma non imparano mai dai loro errori. Che poi per carità, sono la prima a fare cretinate su cretinate e a cadere sempre per gli stessi motivi.. Però non so.. Forse in un romanzo mi aspetto una storia un po' "edificante"! Si sbaglia, si impara dagli errori, si migliora. ._.
Inoltre **LEGGERISSIMO SPOILER CHE NON VI CAMBIERA' LA VITA, MA VE LO PREANNUNCIO UGUALE :D 'ste tre mettono più corna loro che Zeus alla povera Era (Lo sappiamo tutti che tre quarti delle storie e dei miti greci nascono dal fatto che Zeus non sa tenerselo nei pantaloni :D).. Non so, un po' la cosa mi ha infastidito ._. FINE SPOILER!**

Si beh, ho praticamente demolito il romanzo, me ne rendo conto. Ma mi è piaciuto! Lo consiglio!!
E' vero che l'autrice spesso non si destreggia alla perfezione con tutto ciò che crea, ma è innegabile che è un romanzo molto ricco.. Insomma, ogni pagina riserva una sorpresa! E poi, a parte qualche parte un po' lentina, si legge bene e offre una buona compagnia :))


**SEICENTOTRENTAPAGINE, non so se rendo. Tanto per darvi un'idea, La trilogia completa de "Il signore degli anelli" ne ha 1200..  

lunedì 11 marzo 2013

Il silenzio dell'onda - Gianrico Carofiglio

Titolo: Il silenzio dell'onda
Autore: Ginarico Carofiglio
Pagine: 304
Goodreads

Voto: 
 Gianrico, Gianrico.. Che mi combini?! Dove è finito l'autore de "Le perfezioni provvisorie"?!
Mi aveva abituato troppo bene con le avventure dell'avvocato Guerrieri.. E io in quest'opera sinceramente non ho trovato nulla del brio  che caratterizza gli altri romanzi!
Innanzi tutto, questo romanzo è di una staticità che fa venire quasi l'ansia. Fondamentalmente, non succede NULLA. Le settimane, i mesi passano, ma la storia avrebbe potuto dipanarsi anche nell'arco di una sola giornata, per quanto procede lenta.. Non c'è il minimo di pathos, di suspense,, Niente di niente. E sì che Carofiglio ci prova, a creare pathos e attesa! La vicenda inizia infatti in medias res con il lettore che entra a contatto con Roberto (protagonista) e Giacomo (secondo protagonista) ed è pieno di domande.. L'aspettativa, in effetti, è altissima! Peccato che poi venga delusa..
Inizialmente mi è piaciuta la doppia narrazione con la parte di Roberto narrata in terza persona e quella di Giacomo in prima (perché ciò che leggiamo è il suo diario).. Bella, interessante, accattivante.. Sì, fino a che subentra alla sorpresa la noia e la monotonia.
Il passato di Roberto che viene ricostruito poi.. No, dai!! A me ha fatto cadere la mascella per terra dalla delusione! mi aspettavo grandi cose (Ogni volta che uso l'espressione "Aspettarsi grandi cose", mi viene in mente Olivander quando incontra Harry per la prima volta.. Andiamo bene!! :D), mentre alla fine ci ritroviamo con un pugno di cenere, un "Ebbé?? Tutto qua?!" e la voglia di prendere a pugni qualcuno.
Credo che Roberto sia uno dei personaggi più insofferenti che io abbia mai incontrato. Apatia portami via! E io accetterei una cosa del genere, se solo fosse ampiamente giustificato.. Ma Roberto non ha nessun motivo per esserlo! C'è, ma è come se non ci fosse. Ascolta, ma in realtà non ascolta. Si astrae (più spesso che no).. Non sembra affatto un personaggio reale, più che altro una proiezione. E la sua indolenza mi ha fatto deprimere..
Emma è un personaggio pruriginoso. Insomma.. perché crearlo così sgradevole? Alcune risposte mi hanno fatto venire l'orticaria! 
La parte di Giacomo non è convincente: è un bambino di 11 anni, ma fa dei discorsi da adulto.. In realtà, per spezzare una lancia in favore dell'autore, Carofiglio imposta lo stile di Giacomo in modo diverso da quello usato per Roberto.. Insomma, effettivamente per certi modi di esprimersi è un bambino.. Però nella maggior parte dei casi, mentre leggevo il tarlo del dubbio si era impossessato della mia mente!
La storia.. No, non ci siamo proprio. Dire che non è convincente è fargli un complimento.. A questo punto, vedasi nuovamente il punto in cui affermo che la mascella mi è arrivata per terra.  Tra flashback insensati, racconti che dovrebbero essere strappalacrime ma che ti lasciano un senso di freddezza incredibile e un finale a dir poco paraculo, Carofiglio dà il peggio di sé.
Il problema di questo libro non è solo nella trama, purtroppo. Ho trovato demoralizzante anche i dialoghi (no comment), che sono davvero improbabili, e lo stile. E' davvero una scrittura piatta, noiosa, ripetitiva e stancante. Una scrittura che davvero non si addice a Carofiglio, che ha ben dato prova della sua bravura con i romanzi precedenti! Non me lo spiego, giuro. Da una parte mi vien da dire che è 'bravo' a saper utilizzare due stili completamente diversi tra loro a suo piacimento (anche se, ehm, questo qui andrebbe davvero migliorato!).. D'altro canto, mi viene da pensare che soffre della doppia (o magari tripla) personalità. O ancora, che un demone si sia impossessato di lui. O forse, semplicemente, questo libro è stato scritto in fretta e furia per rispettare necessità editoriali e soprattutto cogliere l'occasione del premio Strega.. Ecco, ciò è sconvolgente: questo libro è tra i FINALISTI del premio Strega! Rendiamoci conto!! Giuria venduta e drogata.. :D
Una cosa bella che ho trovato è Roma. La mia amatissima e bellissima Roma. Non è descritta così accuratamente da diventare ella stessa protagonista del romanzo, attenzione.. Anzi, la storia avrebbe potuto benissimo svolgersi in Burundi, a Tokyo o San Francisco. Ma niente, la sua presenza mi ha fatto sentire bene :D
Le tre stelline sono effettivamente poco oggettive. Ma Carofiglio mi fa un'enorme simpatia.. E uno scivolone ci sta per tutti!! Lo perdono, dai!

domenica 10 marzo 2013

Boccamurata - Simonetta Agnello Hornby

Titolo: Boccamurata
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Pagine: 271
Goodreads
Voto:


Il motivo per cui sono rimasta affascinata dall'autrice è il suo cognome. Inizialmente perché girovagando in libreria leggendo di sfuggita "Hornby" pensavo si trattasse di un nuovo libro del mio beniamino. (Delusione cocentissima quando ho scoperto che non era così :D)
Poi perché è un cognome che mi mette allegria.. "Agnello Hornby".. Davvero altisonante!
Peccato che l'entusiasmo si sia fermato qui; avrò letto la trama di questo libro 1475580233232874945572712812274596 volte durante la lettura per cercare di capire di cosa stessimo parlando, e mai una volta che me la sia ricordata. Il libro è confusionario, si perde più spesso che no e soprattutto, una volta concluso, ti lascia il vuoto cosmico.
Personaggi, situazioni, descrizioni.. TUTTO è caduto facilmente nell'oblio.

Sono indecisa se in me è prevalsa la sensazione di noia o di dispetto..

martedì 5 marzo 2013

Un'arma in casa - Nadine Gordimer

Titolo: Un'arma in casa
Autore: Nadine Gordimer
Pagine: 266
Titolo originale: The house gun
Goodreads

Voto: 
 Sono doppiamente soddisfatta: innanzitutto, non credevo che sarei riuscita a finire senza traumi questo libro e poi soprattutto perché mi è piaciuto un sacco.. Quindi DUE A ZERO per Serena palla al centro! :DD
Mi ero imbattuta nel libro quasi per caso, la trama mi era piaciuta e soprattutto avevo visto nella lettura di questo libro la possibilità di approfondire la mia conoscenza del Sudafrica (dove ho lasciato una parte del mio cuore..) grazie ad un premio Nobel per la letteratura. Però poi avevo letto tante recensioni non propriamente positive, commenti circa la lentezza estrema del romanzo e il mio entusiasmo si era un po' sgonfiato.. Ho rimandato il rimandabile :D
Alla fine però il mio sesto senso non mi ha ingannato e ancora una volta ho scoperto una chicca!
Certo, non è un romanzo 'facile' o leggero, questo no.. Anzi, durante la lettura ogni tanto dovevo fare delle pause perché mi calava la palpebra oppure leggevo senza quasi capire.. Però merita davvero! E nella sua lentezza è comunque assai bello! Lentino sì, ma di una lentezza che non pesa (troppo)!
Nadine Gordimer è una narratrice invadente: è praticamente onnipresente, i suoi commenti e i suoi giudizi sono ben identificabili e ben poco celati. Eppure questo non rappresenta assolutamente un punto di biasimo.. E' una presenza confortante, in un certo senso: ci prende per mano e ci guida all'interna di questa intricata faccenda. Mi ha ricordato un po' una mamma premurosa che porta i propri figli al parco giochi e li guarda giocare.. :))
La vicenda protagonista, l'uccisione di un uomo da parte di Duncan, non è importante tanto in quanto tale**, bensì perché "grazie ad essa" (se si può ringraziare una cosa del genere..) la Gordimer riesce a parlare di tante cose: il razzismo in Sudafrica, la violenza, l'essere genitori, ciò che si dà per scontato (e scontato proprio non lo è!!) e soprattutto il rimettere in dubbio tutte le proprie certezze: Claudia e Harald, i genitori di Duncan (e secondo me veri protagonisti del libro, in quanto Duncan appare sempre "di riflesso", mai come centro della storia, paradossalmente), persone bianche e agiate nell'Africa post-apartheid, da un momento all'altro, dal fatidico venerdì, vedono scomparire la loro tranquilla esistenza, si attaccano l'un l'altro, biasimano se stessi e cercano di comprendere dove e come hanno sbagliato nell'educare il loro unico figlio, la gioia dei loro occhi; e la lezione più dura di tutte che dovranno affrontare non è perdere le loro sicurezze, ma diventare consapevoli del fatto che il sangue del loro sangue è ben lontano dall'essere perfetto, dall'essere come loro se lo immaginavano..
Ho apprezzato molto lo stile della Gordimer: al di là della sua presenza, ho trovato molto poetiche alcune frasi e molto profondi alcuni pensieri.. La sua scrittura vellutata mi ha coccolato, durante la lettura!

Se siete pronti a lasciarvi catturare da un libro non facile, un po' lento e a tratti pesantino (la parte del processo occupa gran parte del romanzo) ma scritto davvero davvero bene, con grande caratterizzazione.. Allora "Un'arma in casa" fa al caso vostro! :))

**Sento che questa frase è DAVVERO contorta.. Perdonatemi!!

Ero pronto a morire per te. [...] Ma immaginare che sarei stato pronto ad uccidere.. anche solo me stesso. No. L'amore è vita, è la forza procreatrice, non può uccidere. E se lo fa non è amore.

Non sarai mai solo perché noi siamo soli senza di te.

sabato 2 marzo 2013

Estasi culinarie - Muriel Barbery

Titolo: Estasi culinarie
Autore: Muriel Barbery
Pagine: 160
Titolo originale: Une Gourmandise
Goodreads

Voto: 
 TOH!!! Guarda che bella sorpresa che mi ha regalato questo libro! Non me lo aspettavo proprio.. anzi! Sono partita con un fortissimo pregiudizio, con un "Lo leggo, ma sia ben chiaro che già so che sarà una sòla tremenda".. Sarà che la Barbery mi ispira antipatia, sarà che gli scrittori francesi in generali non mi dicono niente.. Ma ancora di più, probabilmente il vero motivo della mia reticenza è che "L'eleganza del riccio" era troppo chiaccherato per i miei gusti (e dubito infatti che lo leggerò mai :D).
Che poi in realtà sto ancora cercando di realizzare la cosa, perché il libro contiene un sacco di elementi che solitamente detesto.. Niente, o ho perso la mia verve, o mi hanno fatto il lavaggio del cervello :DD
Come prima cosa, c'è il detestabilissimo protagonista: famoso critico gastronomico, pieno di sé, meschino, cattivo, odioso.. Appena parla, nel primo capitolo, ti viene una gran voglia di dargli un paio di sberle.. Eppure.. Niente, io l'ho amato troppo *_* Pian piano - dal momento che il romanzo è un racconto corale - mi trovavo ad aspettare con impazienza le pagine narrate dal suo POV.. Sebbene quasi tutte le voci che intervengono siano meritevoli, la sua resta la migliore! Tutto il suo cinismo, il suo ritenersi migliore degli altri, il suo ritenere la famiglia un fardello.. Diciamo che fra me e lui è nato inspiegabilmente un sentimento di stima :D

La amo, come ho sempre amato gli oggetti belli della mia vita. È così. Da padrone ho vissuto e da padrone morirò, senza scrupoli né propensione ai sentimentalismi, senza nessun rimorso per aver accumulato beni né per aver conquistato anime e individui come si compra un quadro di valore.

Un'altra cosa che difficilmente avrei apprezzato in un'occasione diversa, è lo stile ampolloso e magniloquente dell'autrice. Anzi, questi due aggettivi non le fanno pienamente giustizia: è ridondante e le parole ti riempiono la bocca e sono addirittura un po' abusate (nel senso di usate taaaanto!). Quello che noi comuni mortali potremmo dire in tre parole, la Barbery riesce a dirlo in dieci. Senza però risultare pedante e noiosa.. Sono la prima a storcere il naso di fronte a esagerazioni linguistiche, ma lei è riuscita a conquistarmi senza troppe difficoltà!
Probabilmente questa peculiarità è quella che maggiormente mi ha fatto apprezzare il romanzo, paradossalmente!
Mi è piaciuto molto anche la coralità del racconto e ancor di più, il fatto che tutto il quadro viene ricostruito frammento dopo frammento. Inoltre spesso capire chi sta parlando non è una cosa immediata!
Ho apprezzato anche l'ambiguità che si crea intorno al protagonista, Monsieur Arthens: un uomo odiato, amato, incapace (o indolente, a seconda dei punti di vista) di amare eppure uomo assai attento in determinate situazioni.. *_*
E poi niente, il modo di pensare di Monsieur Arthens mi ha affascinato. Enormemente. Anche se questo rientra nella parte "Il protagonista è davvero meritevole" :D
Per concludere, il modo in cui descrive i cibi e le estasi culinarie mi ha davvero colpito enormemente.. In certe punti mi ha dato quasi un'idea di erotismo.. E questa citazione rafforza il mio pensiero:
Nessuno potrà mai scalfire la mia convinzione che le verdure crude con la maionese abbiano un che di spiccatamente sessuale. La consistenza della verdura si insinua nel velluto della crema; non avviene una reazione chimica come per molte preparazioni, in cui entrambi gli alimenti perdono un po’ della loro natura per sposare quella dell’altro e, come succede al pane imburrato, tramutarsi per osmosi in una nuova e meravigliosa sostanza. La maionese e le verdure, al contrario, restano immutate, identiche a sé stesse, ma, come nell’atto sessuale, sono travolte dalla loro unione.

Nonostante la bella esperienza, come dicevo, non penso che continuerò con la Barbery.. Meglio non rovinare la prima impressione, sento che "L'eleganza del riccio" sia troppo per me XD

sabato 23 febbraio 2013

Racconti - Tomasi di Lampedusa

Titolo: I racconti
Autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Pagine: 157
Goodreads

Voto: 


Bello bello bello.
 Amo quest'uomo, e mi duole il cuore sapere che non ho altri suoi libri da leggere.. Me tapina.
 Lo stile è quello inconfondibile de "Il Gattopardo": Tomasi di Lampedusa è uno scrittore moderno, poetico, ironico, e il libro contiene delle perle rare, scritte meravigliosamente. Ho amato tutti i racconti, ma "Ricordi di infanzia" è qualcosa di commovente: il modo in cui descrive le sue case, i suoi viaggi, l'infanzia in generale.. ç_ç E che invidia!!
 "La sirena" poi, è una storia d'amore superba, sicuramente tra le più belle che io abbia letto.
Il modo in cui descrive la SUA Sicilia.. Davvero meraviglioso!
Il libro è davvero molto breve, ma merita di essere letto, riletto e riletto ancora. E' la mia terza o quarta rilettura, ma ogni volta mi si apre il cuore a leggere queste parole meravigliose, a farmi accompagnare da Tomasi di Lampedusa all'interno del suo magico universo..
Vi lascio qualche citazione, che io rileggo spessissimo :')

Posso promettere di non dire nulla che sia falso. Ma non vorrò dire tutto. Riservo a me il diritto di mentire per omissione. A meno che non cambi idea.

Oltrepassato però che si fosse questo suo preludio orgoglioso, la casa era tutta grazia e moine, o, per meglio dire, il suo orgoglio si velava sotto la mollezza come quello di un aristocratico sotto la cortesia.


Non so se sono fin qui riuscito a dare l'idea che ero un ragazzo a cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più stare con le cose che con le persone. Poiché era così si capirà facilmente come la vita a S. Margherita fosse l'ideale per me. Nella vastità ornata della casa mi aggiravo come in un bosco incantato. Bosco senza draghi nascosti; pieno di liete meraviglie financo nei nomi giocosi delle stanze.


La questione dei vini, come sempre nella sobria Sicilia, non aveva importanza. I convitati ci tenevano che il bicchiere fosse riempito fino all'orlo ("niente colletti" gridavano al cameriere) ma poi di fatto i bicchieri senza colletto ne vuotavano uno, al massimo due.


Era davvero troppo povero per permettere che l'erbaccia della fierezza spuntasse dove non doveva.


Quei poveri diavoli dei suoi colleghi avevano avuto l'occasione di udire il greco antico proprio quanto lui,cioè mai.


Credo che anche lui si fosse preso di un certo affetto per me, ma non mi faccio illusioni: se affetto c'era non era quello che uno di noialtri può risentire per un essere umano ma piuttosto era simile a quello che una vecchia zitella può provare verso il proprio cardellino del quale conosce la fatuità e l'incomprensività ma la cui esistenza le permette di esprimere ad alta voce rimpianti nei quali la bestiola non ha parte alcuna; però se questa non ci fosse essa risentirebbe un malessere.


Voialtri, sempre con i vostri sapori accoppiati! Il riccio deve sapere anche di limone, lo zucchero anche di cioccolata, l'amore anche di paradiso!


"Sei un buon ragazzo, Corbera; se non fossi tanto ignorante, si sarebbe potuto fare qualcosa di te."


Quell'adolescente sorrideva; non era però uno di quei sorrisi come se ne vedono fra voialtri, sempre imbastarditi da un'espressione accessoria, di benevolenza o ironia, di pietà, crudeltà o quel che sia; esso esprimeva soltanto se stesso, cioè una quasi bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia.


Essa presentava l'aspetto compassionevole di un animale ferito, aspetto che il riso dei suoi occhi cancellava subito.


Il castello di bugie era evidentemente fragilissimo; ma era tanto bello che nessuno ebbe voglia di soffiarci su per farlo cadere.

venerdì 22 febbraio 2013

Geography club - Brent Hartinger

Titolo: Geography club
Autore: Brent Hartinger
Pagine: 240
Goodreads

Voto: 
Volevo leggere questo libro da quando ho scoperto la casa editrice Playground, che aveva pubblicato la bellissima trilogia di Alex Sanchez, "Rainbow boys" (per cui ho un debole *_*).
Ho sempre rimandato la lettura fino a che qualche giorno fa Netgalley non mi ha avvisato dell'uscita del QUARTO volume della serie.. Quarto volume?! Eh?! Sono caduta dalle nuvole, praticamente! Quindi quale migliore occasione se non questa, per iniziare il libro?

Sono rimasta con un grande BAH finale. E un cipiglio grande come una casa..

Sarà forse che le recensioni che avevo letto lo esaltavano particolarmente.. O forse che ne ho letti parecchi, di libri a tematica omosessuale da non lasciarmi incantare così facilmente!
L'idea è mooolto carina e poi io ho un debole per le storie di adolescenti omosessuali nei licei americani, quindi questo libro aveva tutte le carte in tavola per fare scintille.
Però io non sopporto la presenza di elementi inspiegabili e quasi paranormali in una storia che NON deve contenerne e non nasce come opera di fantascienza/fantasy annessi e connessi. Mi sento presa in giro e la trama mi appare forzata.. Tanto per dirne un paio: Russell ha una migliore amica a cui non ha confidato della sua omosessualità. Quando decide di farlo, esce fuori che anche lei aveva nascosto la sua. WTF?! Ma che davvero davvero? :D Poi lui entra in una chat gay divisa per stati/regioni/città e vista la piccolezza della città, vi è un solo utente.. Ovviamente della sua scuola e unico altro personaggio che ci è stato presentato fino a quel momento. Beh, tanto di cappello per la suspense, eh..
Il contenuto del libro, in soldoni, è pari praticamente a zero. Per la prima metà, si cincischia e si cazzeggia allegramente e il club di geografia, che dovrebbe essere il perno fondante attorno cui ruota tutta la storia, fa appunto la sua comparsa al 50% del tutto. Ci saranno tre incontri in tutto, non so se rendo..
Poi non so, Russell non è tutto questo gran personaggio, se proprio vogliamo dirla tutta.. Mi rendo conto che non deve essere perfetto, ma lui esagera nel suo grado di meschinità! 
Lo sviluppo della storia è un'altra cosa che non ha proprio riscontrato i miei gusti.. Cento per cento banalità e luoghi comuni, nulla di più o di meno dei telefilm su Italia uno della mattina (ho scoperto la Tv di mattina.. Che cosa straordinaria! e chi esce più di casa.. :D). La prevedibilità ha toccato dei picchi spaventosi, potevo prevedere le scene una dopo l'altra..
Detto ciò, per spezzare una lancia in favore dell'autore, c'è da dire che è scritto molto bene ed è anche piacevole.. Però al di là di tutto, senza buone idee/buoni sviluppi con una bella mano ci si fa ben poco (Letterariamente parlando :D).

Ora, secondo il modesto parere, se interessa l'argomento, vi direi di lasciar perdere questo libro e buttarvi sulla sopracitata trilogia di Alex Sanchez, che è deliziosa, tenera, carina, dolce e tanti tanti altri aggettivi positivi!



mercoledì 20 febbraio 2013

Boy A - Jonathan Trigell

Titolo: Boy a
Autore: Jonathan Trigell
Pagine: 248
Goodreads

Voto: 
E' un libro crudele e doloroso da far male, come un pugno nello stomaco.
E' un libro che mi fa sentire fortunata e ringraziare per ogni sciocchezza che possiedo. 
E' un libro che mi ha scosso profondamente: per me esiste il bianco o il nero, nessuna sfumatura nel mezzo.. E quindi MAI avrei potuto pensare di provare pietà, tristezza e dolore per i due bambini, BOY A e BOY B, che non hanno più diritto nemmeno ad un nome.
 Se avessi letto la notizia su un giornale (Il libro si ispira infatti ad un orrore accaduto in Inghilterra nel 1993), li avrei etichettati come mostri, scempi della natura. Due bambini di 11 anni che seviziano, mutilano e uccidono una bambina di 10 (nella realtà, le cose sono ancora più macabre: la vittima è un bimbo di 6 anni ). Come altro si può definirli? 
Eppure .. Eppure c'è il famoso rovescio della medaglia, difficile da ignorare. BOY B vive con un fratello teppista che lo riempie di botte e lo stupra. Non conosce altra vita che quella del rubare e prendersi con la forza e la violenza tutto ciò che gli è stato negato. Non conosce l'affetto dei genitori, né di nessun altro. 
BOY A, il protagonista della storia. viene picchiato quotidianamente dai suoi coetanei (11 anni, non so se rendo l'idea. Io a 11 anni ancora giocavo con le Barbie..).. E non può contare sui genitori perché vede l'ombra di delusione e disgusto nello sguardo del padre. 
C'è poi Terry.. Che dolce! L'assistente sociale che diventa per BOY A una sorta di padre, che non lo giudica, ma cerca di dargli una seconda possibilità. 
E questa possibilità c'è: BOY A diventa Jack, Terry gli trova un lavoro e una casa, e tutto sembra andare per il meglio.. Ovviamente non è così, perché i lieto fine non esistono, lo sappiamo tutti, ma BOY A si sente libero. Svuotato di sensi di colpa e tristezza. Ha conosciuto l'amore, ha avuto un lavoro, ha fatto amicizia, fatto l'amore e salvato una vita. Ha avuto le sue giornate di sole. (pag 249. Non so quanto ci ho pianto su queste tre righe..). 
Dentro di me so che è giusto che i due bambini pagassero. Ma la storia vista dal punto di vista dei due piccoli mostri è semplicemente straziante. 
Lo stile di Trigell inizialmente mi ha disturbato (scrive al presente della vita di Jack, al passato di quella di BOY A).. Ma poi ho finito per apprezzarla così com'è. Trigell non ci risparmia niente: il tono è duro, le parole taglienti, e ciò rende il libro ancora più doloroso. Ma ci sono anche parole vellutate, parole che trovano una perfetta collocazione nella storia.. Non ci sono sbafature, e ci sono parti davvero poetiche. 
Splendido. Un libro che TUTTI dovrebbero leggere, per mettersi dalla parte di chi sbaglia.
Si chiama Jack. Il nome se l'è scelto lui. Non capita a tutti di potersi scegliere il nome. Ne ha visti molti provarci, darsi nomi cattivi, o accattivanti, ma sono finzioni e non si attaccano. Jack l'ha scelto da un libro "Il grande libro dei nomi", un buon posto dove cominciare. Un nome comune, ma anche un nome di classe, è per questo che gli piace. Jack ha mille usi, c'è il Jack di cuori e la presa a Jack, il Jackpot, La Union Jack, Jack La Motta, il Jack è il boccino nelle bocce, il cric per le macchine e la sorpresa in una scatola a sorpresa, Jack è il marinaio e il boscaiolo e il popcorn caramellato Crackerjack. Sempre l'infanzia che lo perseguita: l'infanzia che gli hanno negato, per averne negata un'altra. E Jack lo squartatore- a questa ci ha pensato solo in un secondo momento. (Pag 5)
"Hey, cos'hai? Uno specchio nelle mutande? Perchè mi ci vedo dentro" . XD No, scusate la volgarità, e la battuta fuori luogo, ma mi ha fatto morire.