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sabato 29 dicembre 2012

1001 libri da leggere prima di morire! (#6)

1001 libri da leggere prima di morire!

E' una rubrica settimanale del sabato in cui riporterò i 1001 libri da leggere prima di morire secondo Peter Boxall ("1001 libri da leggere prima di morire"), sia mai trovassimo alcuni spunti interessanti!

Ho perso ben DUE settimane di questa rubrica, maledetti impegni! Niente paura, oggi recuperiamo un bel po' di titoli!! Come l'altra volta, presenterò più libri insieme, altrimenti, facendo due rapidi conti, 1001 settimane sarebbero circa 19 anni di rubrica. Ehm!! Non penso di tediarvi per così tanto tempo..! :D E poi ammettiamolo, visto che sto andando in per periodi e questo primo lascia spesso a desiderare, velocizzare la cosa non nuocerà nessuno, immagino!
Ok, speriamo ci sia qualcosa di vostro gradimento.. partiamo!

Titolo: La celestina
Autore: Fernando de Rojas
Pagine: 312
Titolo originale: La celestina

Nelle prime edizioni il libro esce coi titoli Commedia o Tragicommedia di Calisto e Melibea, per poi passar presto a essere chiamato La celestina, richiamando il nome di un personaggio solo all'apparenza secondario. L'autore del testo, un universitario di origini ebree, dichiarò, senza aver mai smentito, di aver portato a termine un'opera anonima e incompleta. Fattori, questi, che spiegano quale profondo effetto abbia avuto un libro accolto fin dall'inizio con grande favore e diventato in seguito un vero e proprio patrimonio comune del popolo spagnolo. Il successo fu tale da portare alla modifica del titolo mediante la sostituzione dei nomi dei due giovani amanti a favore di quello delle vecchia strega Celestina che offre a Melibea la pozione per farla innamorare di Calisto.
Il libro rientra nel genere della commedia umanistica, essendo un'opera teatrale concepita per la lettura ma non per la rappresentazione. La libertà e la franchezza dei dialoghi però, oltre all'analisi psicologica dei tanti personaggi e alla varietà di registri hanno maggiormente influenzato la storia del romanzo rispetto a quella del teatro. Sebbene si dichiari un'opera morale sull'amore disperato e i suoi castighi, sui mali della stregoneria e dell'ambizione, La Celestina svela una percezione amara della natura umana e, spesso, un profondo nichilismo probabilmente non estraneo alla condizione socio-religiosa del suo autore. (JCM)
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Titolo: Amadigi di Gaula
Autore: Garci Rodriguez de Montalvo
Titolo originale: Amadis de Gaula

Amadigi di Gaula è al contempo una grezza finzione, un romanzo e un libro di cavalleria che costituisce l'apporto più rilevante e originale della Spagna al ciclo arturiano di avventure cavalleresche. L'opera era già molto conosciuta nel XIV secolo grazie a tre diversi libri che Garcia de Montalvo, tra il 1470 e il 1492, decise di abbreviare e rielaborare dando vita al suo personale quarto volume, che ebbe poi un seguito, Le prodezze di Splandiano.
Il legame del libro con il ciclo arturiano è evidente nell'onomastica, nelle azioni concrete come l'investitura del cavaliere, nelle profezie o nella magia. Mago Merlino e Morgana trovano qui infatti le loro controparti castigliane in Urganda la sconosciuta e Arcalaus l'incantatore. Il nucleo della storia, come iin ogni romanzo di cavalleria che si rispetti, è l'amore, ma l'autore si allontana dal cliché della moglie adultera, tema centrale nell'avventura di Tristanno di Leonis e Lancillotto del Lago, i cavalieri che più influenzano l'eroe Amadigi. Oriana, amata da Amadigi, è infatti figlia e non moglie del re di Bretagna.
Il ciclo di Amadigi di Gaula include elementi moraleggianti, avvicinandosi quindi al genere del trattato. I valori morali dell'opera di Montalvo portano a una cristianizzazione del modello cavalleresco, rinfrescando il logoro e folclorico modello arturiano nella Spagna dei re cattolici. (MAN)
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Titolo: Lazarillo de Tormes
Autore: Anonimo
Titolo originale: La vida de Lazarillo de Tormes y de sus fortunas y adversidades

Si ignora tuttora chi abbia scritto questo libro. Per molto tempo è stato proposto come autore un nobile, Diego Hurtado de Mendoza, mentre recentemente ha preso forza l'attribuzione del merito ad Alfonso de Valdés, un colto funzionario imperiale con idee erasmiane. Di certo nessuno ha pensato, né lo farà in futuro, che la storia del figlio di una donna che conviveva con uno schiavo africano, quel bambino che si adoperò come servitore di un cieco e di altri padroni, diventando infine banditore a Toledo, potesse essere narrata dallo stesso protagonista dei fatti.
Questo è ciò di cui vorrebbe convincerci questo libro che, a rigor di termini, sembra piuttosto una lettera scritta dal protagonista Lazarillo per narrare la "vicenda" che ha provocato così tanto interesse nell'uomo o donna ("Vossignoria") cui è diretto il testo.
Ogni fatto qui raccontato era già materia di repertorio folcloristico o di aneddoti anticlericali: la novità radicale sta nel tono disinvolto e nell'abilità dell'autore di inglobare il tutto in un'esperienza di vita. Il libro,, che ebbe un seguito nel 1555, fu non solo precursore del genere picaresco ma anche del romanzo moderno come visione personale del mondo. (JCM)
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Titolo: Gargantua e Pantagruele
Autore:  Francois Rabelais
Pagine:  965
Titolo originale: Grands annales tresueritables des gestes merveilleux du grand Gargantua et Pantagruel

Pubblicato con lo pseudonimo anagrammatico di Alcofribas  Nasier, questo romanzo inaugurò un nuovo genere letterario grazie alla sua miscela sfrenata di energia retorica, umorismo linguistico e arguzia erudita. Nel creare una commedia di eccessi sensoriali che gioca su molteplici appetiti licenziosi, annebbiati e violenti, Rabelais anticipa molti elementi che faranno la storia del romanzo dal Don Chisciotte fino all'Ulisse di Joyce. Forse il suo massimo risultato è la libertà della sua energia, che fonde un materialismo assai elusivo con uno stile profondo e scettico intriso di saggezza umanistica.
Il romanzo racconta la storia del gigante Gargantua e del figlio Pantagruel. Il primo libro descrive le avventure fantastiche dei primi anni di Pantagruel e dello scanzonato compagno Panurge. Il secondo torna indietro alla genealogia del padre mettendo alla berlina la scolastica e i metodi educativi antiquati. Il terzo è una satira dell'apprendimento intellettuale attraverso le gesta eroiche e i motti di Pantagruel. Nel quarto libro, una satira degli eccessi religiosi, Pantagruel e Panurge partono per raggiungere l'Oracolo della Divina Bottiglia in Catai. Il quinto libro, in assoluto il più amaro di tutti, li conduce al tempio della Divina Bottiglia dove seguono il consiglio dell'Oracolo: "Bere!".
L'intreccio davvero non è semplice, ma la narrazione è prodiga di ilarità. (DM)
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Titolo: Lo scimmiotto
Autore: Wu Chéng'en
Pagine:
Titolo originale: Xi You Ji

Lo scimmiotto è una traduzione ridotta di un più noto romanzo popolare cinese attribuito allo studioso e poeta della dinastia Ming Wu Chéng'en. Ispirato alle storie tradizionali, alla religione popolare, alla mitologia e alla filosofia locali, in particolare al taoismo, al confucianesimo e al buddismo, il romanzo divenne uno dei quattro pilastri fondamentali della letterature cinese.
LA storia è quella del famoso monaco buddista Xuanzang, che durante gli anni della dinastia Tang intraprende un pellegrinaggio in India per procurarsi le Scritture in sanscrito note come sutra. Xuanzang è accompagnato da tre discepoli - Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso - che lo aiutano a sconfiggere vari mostri e demoni prima di riportare le sutra nella capitale conese. Nella sua ricerca di immortalità, illuminazione, espiazione e rinascita spirituale Scimmiotto riflette molti dei valori tradizionali del suo paese.
Questo romanzo unico composto da una brillante miscela di avventura, comicità, poesia e intuizioni spiritualii opera su più livelli ed è ritenuto sia l'allegoria del viaggio spirituale verso l'illuminazione sia una satira sull'inefficienza e l'assurdità della burocrazia, antica e moderna. (JK)

sabato 8 dicembre 2012

1001 libri da leggere prima di morire! (#5)


E' una rubrica settimanale del sabato in cui riporterò i 1001 libri da leggere prima di morire secondo Peter Boxall ("1001 libri da leggere prima di morire"), sia mai trovassimo alcuni spunti interessanti!

Titolo: I romanzi cortesi
Autore: Chrétien de Troyes
Pagine: 752

Sotto questo titolo si raccolgono cinque testi di materia cavalleresca vretone atteribuiti a Chrétien de Troyes, poeta francese vissuto nel XII secolo; Ivano o Il cavaliere del leone, Erec e Eneide, Lancillotto o Il cavaliere della carretta, Cligès, Perceval o il racconto del Graal. 
Ivano e Erec rappresentano il tentativo di conciliare codice cavalleresco e sentimento amoroso, che si realizza nel matrimonio, come dimostrato pure dal personaggio di Cligès. In Lancillotto prevale invece, sul tema dell'amore adultero ben noto fra lui e la regina Ginevra, la ricerca della perfezione eroica perseguita con costante pervicacia e salda convinzione interiore. Infine Perceval, ultimo lavoro di Chrétien, rimasto incompiuto, propone il modello del perfetto paladino votato ai suoi tre sacri doveri: a cavalleria, l'amore e la religione. Il giovane, da rozzo ignorante e selvatico che era cresce fino a maturare un misticismo religioso che viene ben caratterizzato dalla contrapposizione, voluta dall'autore, con il personaggio di Galvano, esemplare di cavaliere mondano attirato dall'avventura per sete d'onore e per acquistare credito presso la dama amata. Questi racconti sono il prodotto compiuto di una fantasia poetica sapeinte, abile nel mescolare efficacemente l'imitazione della tradizione greco-latina con la materia delle chançons de geste, e si può affermare che si sviluppa con Chrétien de Troyes una forma di narrativa cortese matura e raffinata (CIC)
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Titolo: Il Decamerone
Autore: Giovanni Boccaccio
Pagine: 1239

Corre l'anno 1348: la peste devasta, insieme con tutta l'Europa, la ricca città di Firenze, sconvolgendone le consuetudini civili e le strutture sociali. Ecco che un gruppo di dieci giovani, sette fanciulle e tre uomini, fuggono da quell'inferno per rifugiarsi in una villa in campagna, ove intendono ricreare lo stile di vita cittadino rettamente ordinato.
Tale essendo la cornice, lo strumento adottato per lo scopo è la novella, un raccontare a viva voce che si snoda dieci volte per dieci giorni (di qui il titolo di matrice greca). Un "re" della brigata, eletto a turno, fissa l'argomento obbligatorio della giornata, al quale i vari narratori devono attenersi tranne il giovane Dioneo, il cui nome (Dio Nuovo) allude al bisogno di una radicale rifondazione della vita, dopo e contro il disastro della malattia. I fili forti che lehano tutte le vicende possono ricondursi a tre: la fortuna, l'intelligenza, l'amore. La fortuna è un concetto laico, libero cioè da ogni influenza religiosa e ipoteca morale: è un meccanismoregolatore dei fatti umani di per sé neutro e neutrale, per cui tocca all'individuo, dotato di Intelligenza, sfruttare questa sua dote per rivolgere a proprio vantaggio la situazione del tutto occasionale in cui si trova. Al pari della fortuna, anche l'amore è un elemento squisitamente naturale, istintivo e puro, libero da ogni convenzione e quindi sottoposto alle angherie ed ai soprusi provocati dal cosiddetto senso comune del pudore e dal contratto sociale, vedi l'istituto matrimoniale.
Il dato che, pur nella vastissima varietà di personaggi e di situazioni descritte resta costante, è rappresentato dalla determinazione dell'uomo di realizzare il proprio destino solo con l'aiuto delle risorse intellettuali e individuali - un valore portante della classe mercantile, aperta al rischio e all'avventura, prediletta dell'autore. (CIC)
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Titolo: I racconti di Canterbury
Autore: Geoffrey Chaucer
Pagine: 448
Titolo originale: The Canterbury tales

Pubblicata postuma nel 1478, questa raccolta di racconti (due in prosa, il resto in versi) comprende ventuno testi completi più tre incompleti. La cornice che funge da pretesto narrativo è costituita da un viaggio di pellegrini al monumento funebre di Thomas Becket a Canterbury.
Il primo elemento caratterizzante l'opera è la ritrattistica, minuta ed efficace, delle figure dei vari personaggi itineranti, un ricco caleidoscopio delle fasce sociali più diverse; accanto a questo elemento antropologico, troviamo l'invenzione letteraria geniale, in quanto vi sono tutte le forme compositive possibili in forte contrasto tra di loro - la predica religiosa o omelia, la favola con animali di esopica memoria, le leggende edificatrici dei santi e dei martiri, il lai dei giullari bretoni, l'apologo della tradizione classica, la materia del romanzo cortese parodia compresa, i brevi racconti in versi procaci e scurrili noti come fabliaux. L'estrema varietà di tipi umani e la variegata compresenza di generi letterari più disparati sono straordinariamente maneggiate dall'autore, forte della propria competenza in fatto di lingua e in particolar modo di metro poetico.
E' unanimemente riconosciuto dai critici il ruolo primario ricoperto da Chaucer nel riscatto della letteratura di lingua inglese dalla sudditanza nei confronti di quella francese, nel più vasto contesto delle lotte politico-dinastiche che oppongono le corone delle due monarchie nella seconda metà del XIV secolo, periodo in cui visse il nostro autore. (CIC)

sabato 1 dicembre 2012

I mille libri da leggere prima di morire! (#4)


E' una rubrica settimanale del sabato in cui riporterò i 1001 libri da leggere prima di morire secondo Peter Boxall ("1001 libri da leggere prima di morire"), sia mai trovassimo alcuni spunti interessanti!
Titolo: I tre regni combattenti
Autore: Luò Guànzhong
Titolo originale: Sanguò yanyì

I tre regni combattenti è uno dei testi fondativi della letteratura cinese. Abbracciando oltre quattrocento anni di storia (184 a.C. - 280 d.C.), questa saga epica degli ultimi giorni della dinastia Hàn è una raccolta di leggende ed eventi storici basati sull'antica tradizione orale. Viene attribuita allo studioso del XIV secolo Luò Guànzhong, che fuse fonti storiche e vicende reali entro la cornice di un romanzo fantastico. 
La vicenda si apre con lo scoppio della rivolta contro l'imperatore Lìng, capeggiata dal mago taoista Zhang Jiao, e si conclude con la caduta degli Hàn (220 d.C.) e la nascita della dinastia Jin. Gran parte dell'azione ha luogo nei regni rivali di Wwi, Shu, e Wu, popolati da maghi, mostri, potenti signori della guerra e uomini leggendari che combattono tra loro per il controllo totale della Cina.
Con il suo intreccio avvincente, fatto di eroi e personaggi malvagi, intrighi e spettacolari scene di battaglia, il libro è un capolavoro letterario e in quanto a influenza sulla propria cultura può essere considerato l'equivalente cinese dell'Iliade. Tradotto in moltissime lingue, resta uno dei testi più popolari dell'Asia Orientale; è amato ler la saggezza tradizionale che vi è distillata, le storie fantastiche, i dettagli storici e l'analisi della strategia bellica. Come recita un proverbio coreano: "Si può parlare della vita solo dopo aver letto I tre regni combattenti". (FG)

sabato 24 novembre 2012

1001 libri da leggere prima di morire! (#3)


E' una rubrica settimanale del sabato in cui riporterò i 1001 libri da leggere prima di morire secondo Peter Boxall ("1001 libri da leggere prima di morire"), sia mai trovassimo alcuni spunti interessanti!

Titolo: Storia di Genji il principe splendente
Autore: Murasaki Shikibu
Pagine: 1036
Titolo originale: Genji monogatari

Storia di Genji il principe splendente è la più antica opera narrativa ancora letta da un pubblico numeroso. Scritta almeno in parte da una da Murasaki Shikibu, una donna della corte di Kyoto, ha una struttura libera che ruota attorno alla vita amorosa di un figlio dell'imperatore, il bello e colto Genji. Il giovane protagonista affronta una serie di complesse vicissitudini emotive e sessuali, compresa la relazione con la figura materna Fujitsubo e con Murasaki, che lui adotta e che diventa il grande amore della sua vita. Dopo l'esilio per un'avventura amorosa politicamente inopportuna, Genji ritorna più ricco e più potente ma si ritira in un tempio a piangere la morte di Murasaki. Accantonato l'eroe, la storia prosegue con la descrizione della cupa generazione successiva per poi terminare in un modo apparentemente arbitrario, che ha indotto molti studiosi a dibattere sull'incompiutezza dell'opera.
Storia di Genji il principe splendente spalanca una finestra sul mondo lontano ed esotico della raffinata vita di corte del Giappone medievale e la magia della narrazione consiste appunto nel colmare il divario storico, culturale e linguistico tra il mondo di Murasaki e il nostro. Nella traduzione parte della bellezza del testo originale si perde, ma i lettori riescono comunque ad emozionarsi di fronte ad un contesto così remoto, alle gesta dei personaggi e alle passioni che essi esprimono. (RegG)

sabato 17 novembre 2012

1001 libri da leggere prima di morire! (#2)


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Titolo: Storia di un tagliabambù
Autore: Anonimo
Pagine: 104
Titolo originale: Taketori Monogatari

Storia di un tagliabambù, la più antica opera di narrativa giapponese che ci sia giunta, è definita in Storia di Genji il principe splendente "capostipite di tutti i romanzi". esistono varie teorie circa l'esatta data della sua composizione, ma si ritiene che sia apparsa tra la fine del nono e l'inizio del decimo secolo. La sua straordinaria popolarità, insieme alle riscritture di cui è stata oggetto, testimoniano il suo valore archetipico sll'interno dells cultura giapponese.
Il testo narra la storia di Kaguya-hime, una bellissima principessa trovata ancora bambina da un vecchio tagliatore di bambù. La bellezza della ragazza rapisce gli uomini giapponesi e, per vederla sposata, il suo custode le propone cinque pretendenti. Restia all'idea, l'insensibile Kaguya-hime richiede agli uomini delle imprese impossibili; essi usano subdolamente il denaro e la propria posizione sociale per convincerla di averle portate a termine. Uno dei pretendenti ingaggia un gruppo di operai che lavorano notte e dì per farle un ramo d'oro, un altro paga un cinese affinché gli trovi una veste ignifuga.
Ogni fallimento dei corteggiatori porta alla nascita di un proverbio. Un'impresa sfortunata è "sciocca come una prugna" perché il grande consigliere, incapace di portare alla principessa il gioiello di un drago, si fa sostituire gli occhi con due pietre simili a susine. La versione moderna presenta le magnifiche illustrazioni di Masayuki Miyata. (OR)

sabato 10 novembre 2012

1001 libri da leggere prima di morire! (#1)

1001 libri da leggere prima di morire!
E' una rubrica settimanale del sabato in cui riporterò i 1001 libri da leggere prima di morire secondo Peter Boxall ("1001 libri da leggere prima di morire"), sia mai trovassimo alcuni spunti interessanti!


Titolo: Le mille e una notte
Autore: Anonimo
Pagine: 1050
Titolo originale: ألف ليلة وليلة (Alf layla wa layla)

"Come aveva promesso, con le dita sfiorò le corde: carezze per l'anima, che quasi prese il volo."


I racconti riuniti nella raccolta intitolata Le mille e una notte sono tra i più intensi e memorabili della storia letteraria.Tra le storie narrate da Sherazade al re Shahryar nel corso di mille e una notte non possiamo non ricordare Sinbad, Aladino e Alì Babà e i 40 ladroni. Forse il lascito più significativo di questi racocnti intramontabili, ancor più della loro notorietà e della resistenza alla prova del tempo, risiede proprio nell'esemplarità del concetto stesso di narrazione che l'opera fornisce. Nelle storie esiste infatti un legame creativo di fondo tra narrazione, sesso e morte che rappresenta la fonte di tutta la produzione letteraria in prosa.
Il re Shahryar giace con una vergine diversa ogni notte, che poi uccide, e all'inizio del libro veniamo a sapere che Sherazade è l'ennesima vittima designata. Decisa a mon arrendersi al suo destino, la fanciulla sfrutta la propria abilità di narratrice e racconta al re delle storie così avvincenti, erotiche, sensuali e provocatorie da indurlo a risparmiarle la vita. Ogni notte termina con una storia incompiuta, e ogni notte il re rinvia l'esecuzione per poter ascoltare la fine. La narrazione che Sherazade inventa per restare in vita, però, non contempla alcuna conclusione e non raggiunge mai un climax. Tutte le storie sono permeate da un desiderio insaziabile, da un'incompiutezza che genera nel lettore il bisogno di proseguire nella lettura proprio come nel re Shahryar suscita la brama per l'ascolto. L'esotismo e la carica dei racconti nascono proprio da questo desiderio, da questo fremito sempre in bilico tra invenzione e morte. (PB)


IL MIO COMMENTO:
Da arabista in erba quale sono (a dicembre mi laureerò in Lingue e civiltà orientali! *_*), non potevo esimermi dal leggere questo colosso della letteratura, non solo araba, ma mondiale. C'è però da dire che non l'ho letto solo perché un 'dovere', ma spinta da grande curiosità.. Il libro mi ha conquistato, perché sebbene sia del IX secolo circa, è modernissimo. Sono storie, come scrive Boxall, cariche di tensione ed erotismo e man mano che andavo avanti cresceva il mio stupore considerando l'epoca in cui è stato scritto e soprattutto da quale mentalità.. E' un insieme di personaggi assai diversi tra loro e di situazioni più disparate.. Il mio consiglio è di leggere una storia ogni tanto, di gustarselo a lungo!

CURIOSITA':

Se il libro vi è piaciuto, o se comunque lo ritenete interessante ma "fuori della vostra portata", leggetevi Notti delle mille e una notte, Mahfuz (premio Nobel per la letteratura nel 1988), che è una grande opera (di un grande autore) imperniata proprio su Le mille e una notte, di cui vi riporto la sinossi:

"Il romanzo inizia dove finiscono Le Mille e una Notte. Il sultano, dopo aver ascoltato per quasi tre anni le narrazioni di Shehrazade, decide di sposarla. Tutti credono che, grazie alla sua abilità di narratrice, Shehrazade non solo si sia salvata ma che abbia anche destato l'amore e la pietà nel cuore del sultano. Tutto il paese è convinto che di lì a poco regneranno solo pace e armonia. Purtroppo però il cambiamento da parte del sultano è stato solo apparente e continua a non conoscere amore, passione e giustizia. Come elevare allora la sua anima e risvegliarne la coscienza? Solo attraverso una serie di avvenimenti che gli insegneranno il vero significato del potere."