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domenica 10 febbraio 2013

Gone gone gone - Hannah Moskowitz

Titolo: Gone gone gone
Autore: Hannah Moskowitz
Pagine: 288
Goodreads

Voto: 
Sono perplessa. Molto perplessa!!
Ho letto lodi sperticate su questa autrice, sono impazzita a cercare il suo libro "Break", che era sulla bocca di tutti e quando finalmente leggo un suo libro, mi ritrovo con una buona idea, buoni personaggi a livello potenziale e uno sviluppo che in più di un'occasione mi ha fatto storcere il naso.
L'ho finito solo perché era breve e perché speravo davvero succedesse qualcosa! E invece no ._.
Certe parti sono addirittura pruriginose e mi è presa voglia di menare le mani..
Craig, il protagonista mi ha davvero davvero fatto antipatia. E non so nemmeno dare un motivo, perché povera stella è una persona che chiaramente ha dei problemi da risolvere: la sua insonnia, il suo bisogno insormontabile di avere a fianco QUATTORDICI animali, le questioni con l'ex fidanzato.. Eppure tutti i suoi vaneggiamenti e le sue azioni mi hanno fatto perdere la pazienza!
Lio di contro l'ho trovato parecchio sciapo e inutile. La storia è narrata dal POV di Craig e Lio, ma mentre il primo qualche reazione/emozione me l'ha suscitata, il secondo mi ha lasciato fredda, non è riuscita per niente a coinvolgermi.
La trama è debole, è furba e meschina: non basta mettere in mezzo l'attacco alle Torri Gemelle e la malattia per fare un buon libro! Anzi, non è nemmeno corretto! E poi, no, non ha senso..
Vogliamo parlare delle sparatorie a cui assistono Lio e Craig e che fanno impazzire la cittadina?! Ma stiamo parlando sul serio?!
Sarà che sono una disillusa, disincantata e cinica, ma a me questa storia puzza di imbroglio bello e buono. "Ma sì, freghiamo i lettori con due,tre elementi strappalacrime, con personaggi che fanno tenerezza, con una storia improbabile! Tanto ci cascheranno tutti!". Ennò, Hanna, a me non freghi!

lunedì 14 gennaio 2013

Io e te - Niccolç Ammaniti

Titolo: Io e te
Autore: Niccolò Ammaniti
Pagine: 113

Voto: 

Se avessi letto questo libro come primo di Ammaniti, probabilmente mi sarebbe piaciuto molto. Breve, essenziale, eppure abbastanza incisivo.. Insomma, quello che voleva dire l'ha detto!
Però.. Niente, nulla può togliermi dalla mente l'idea che questo libro NON sia stato affatto scritto dal mio beniamino.. Non è lui, non è il suo stile, la sua storia.. Addirittura, non è il suo finale.
Non è nulla. 
L'ho letto appena uscito, nel 2010 e un'amarezza così profonda si era impossessata di me che ho rinnegato l'esistenza stessa del libro e soprattutto che fosse frutto della mente deviata e pazzoide di Ammaniti.
Se per anni e anni un dato scrittore ci abitua a certe cose, non è che poi può svegliarsi una mattina, scrivere un racconto lungo (mi rifiuto di chiamare libro un insieme di pagine scritte a carattere 72 e vendute dall'Einaudi a prezzo d'oro nemmeno fosse un diamante Trilogy..) che stona con tutto ciò che è venuto prima (e spero ciò che verrà dopo..).
Innanzitutto c'è la brevità: è vero che un libro non si misura dalla pagine, lo so lo so.. Ed è anche vero che ho detto che il libro è esaustivo.. Ma nondimeno lascia una grande sensazione di insoddisfazione e di incompletezza. Tante altre cose sarebbero potute essere raccontate..
Poi c'è la questione personaggi: Lorenzo e Olivia, per motivi differenti, hanno scatenato in me un forte sentimento di tenerezza, impotenza e pietà. Ma NON è questo ciò che i personaggi AMMANITIANI dovrebbero fare!! Il personaggio tipo è così diverso, così.. Non so, Ammanitiano, per l'appunto. Il discorso probabilmente non ha il minimo senso per chi non ha letto nulla di Ammaniti, dovrete perdonarmi! E' vero che spesso i protagonisti mi fanno tenerezza/pena (Saverio di Come Dio comanda, Pietro di Ti prendo e ti porto via..), ma hanno una loro forza interiore difficile da spiegare.
Continuiamo a farci del male con la trama: è ineccepibile in realtà: due ragazzi soli, due anime alla deriva e un'amicizia che si crea in poco tempo. Non un'amicizia normale, fatta di risate, uscite o avventure.. Ma di convivenza forzata in una cantina e la presa di coscienza delle proprie debolezze. E giuro, io lo avrei considerato probabilmente un libro da 4* e mezzo, se fosse stato scritto da qualsiasi altro autore sulla faccia della Terra.. Io da Ammaniti mi aspetto tutt'altro, ecco. Per me lui è sempre stato l'alter ego 'italiano' di Chuck Palahniuk: due matti persi che scrivono storie al limite della credibilità, con sviluppi improbabili e finali apocalittici. E qui?! Dove è finito tutto ciò? Dove è finita l'esplosione memorabile che ha caratterizzato "L'ultimo capodanno dell'umanità"? E la lettera di Pietro in "Ti prendo e ti porto via"? Nulla di nulla..

Io non so se Ammaniti ha scritto questo libro per doveri editoriali nei confronti dell'Einaudi o ha deciso di cambiare genere.. Non so quale delle prospettive mi avvilisce di più, giuro! NON può aver perso la sua ispirazione o peggio, essere diventato uno scrittore normale!! Ora devo tenerlo d'occhio con "Il momento è delicato", speriamo si sia ripreso qui!

sabato 29 dicembre 2012

My dead friend Sarah - Peter Rosch

Titolo: My dead friend Sarah
Autore: Peter Rosch
Pagine: 228

Voto: 

Ok, questa volta non è colpa mia!! E' vero che mi sono lasciata catturare dalla copertina.. Però ho anche letto e apprezzato la trama..!
Dunque, abbiamo Max, ex alcolista, che per mesi sogna il rapimento e l'uccisione di una ragazza. Un giorno la incontra e vuole conoscerla per metterla in guardia su ciò che le accadrà e sperare che la ragazza in questione, Sarah, non lo prenda per pazzo..
Giusto per correttezza, ho finito il libro perché l'ho richiesto alla casa editrice e mi sembrava doveroso scriverne una recensione, altrimenti penso che sarebbe finito nel dimenticatoio..
La prima parte non è nemmeno tanto male, anzi: Max e Sarah parlano in prima persona a capitoli alterni e sebbene la storia inizi in medias res (con la polizia che interroga Max perché Sarah è effettivamente scomparsa), pian piano viene ricostruito tutto. Il problema, che inizialmente ho trovato un pregio, è il fatto che non c'è un minimo di ordine logico/razionale/temporale nella narrazione.. All'inizio la cosa ti spiazza poi diventa sempre più fastidiosa..
Un grande handicap è che -per loro stessa ammissione - i due narratori della storia sono dei bugiardi cronici a livelli olimpionici.. Insomma, dover sempre mettere in dubbio ciò che si legge è stressante! *_*
Prendere in giro così il povero lettore.. Che mondo crudele!
La seconda parte è proprio difficile da leggere senza cadere in uno stato comatoso irreversibile, giuro!
Il problema poi è anche nella trama: sinceramente, fa acqua da tutte le parti, è debole e soprattutto non meritevole delle duecento e passa pagine.
Sarah poi.. All'inizio mi ha fatto tenerezza e mi ha anche divertito, però poi.. Non so, inconsistente potrei definirla. Evanescente.. O più malvagiamente, inutile. Soprattutto quando a parlare è Max!
Per concludere la mia ditruzione del romanzo,

Ci sono però degli aspetti positivi in tutto ciò: in parte il protagonista Max: un ex alcolizzato, quindi non stra-perfetto e fighissimo (anche se poi questo aspetto cade facilmente, perché Max è inquietante -non saprei come altro descriverlo: dopo che non vuole più sentire Sarah, si mette a seguirla di notte peggio di uno stalker..); poi appunto c'è il fatto che si parli -senza nascondersi dietro buonismi vari- dell'alcolismo (e anche qui: grandioso! E' stata la prima reazione.. Poi dopo la miliardesima riunione degli AA mi sono chiesta se non stessi leggendo un loro opuscolo, piuttosto che un romanzo!). Per finire, ogni tanto ho trovato qualche pallido tentativo di ironia..

Possiamo lavorarci su, Mr Rosch!
Like many lost souls with no quickly identifiable problems I am paying someone to help, who is only doing it to make a living, and then lying to her, hich they could care less about, week after week after week.
Verbal vomit is too easy; far more difficult to choke back and swallow that bomb while creating an adult response to keep things civil and moving in the direction most beneficial to us.
You can forgive someone but forgiveness doesn't always mend things back to the way they were.

lunedì 10 dicembre 2012

La biblioteca dei libri proibiti - John Harding

Titolo: La biblitoeca dei libri proibiti
Autore: John Harding
Pagine: 266
Titolo originale: Florence e Giles

Voto: 

La prima reazione appena finito il libro è stata: "MAH". La seconda pure.
credo che John Harding abbia le idee un tantino confuse, perché sinceramente non saprei come definire il romanzo: narrativa? (no, ci sono elementi paranormali); paranormale? (no, sono elementi troppo deboli e mal sviluppati); giallo? (nì, ma anche qui è piuttosto debole).
Insomma, un gran miscuglio di tanti elementi ma sviluppati in maniera veramente carente.. Ad un certo punto non sapevo più dove volesse andare a parare! 
Tralaltro mi ha tratto in inganno il titolo (strano..): la biblioteca e i libri proibiti compaiono sì e no nelle prime venti pagine (e infatti mi domandavo come potesse sviluppare una storia decente in altre 240 pagine con attinenza all'argomento.. Semplice, non lo ha fatto!).. Ma mantenere il titolo straniero è chiedere troppo?! Florence e Giles infatti, pur non brillando di originalità, avrebbe avuto più senso, visto che sono i nomi dei due protagonisti..
Ma passiamo alla storia: dunque Florence e Giles sono due fratellastri che vivono in una villa sperduta con la governante e la servitù; lo zio, figura altamente ambigua, vive a New York per fatti suoi amareggiati perché la moglie lo ha letteralmente accanato dopo che è diventata una donna istruita. 
Viene chiamata un'insegnante per Giles (ma non per Florence, perché secondo lo zio le donne devono rimanere ignoranti come zucche, visto il destino della sua sposa..)  e dapprima è una ragazza che muore in circostanze misteriose (mai chiarite, tralaltro) poi l'altrettanto ambigua Miss Non.mi.ricordo.come.si.chiama.ma.non.è.importante.. E qui dovrebbe cominciare il presunto mistero e le atmosfere, ehm, ricche di pathos. Mi sembra inutile dire che io queste non le ho viste nemmeno di striscio!
Ah, il ruolo della biblioteca? Florence aggira il divieto di non leggere e impara da sola, a otto anni. Realistico, no? A 12, al momento della narrazione, ecco come se ne esce: "Cominciai ad imparare dal sola le lingue e ad acquisire una conoscenza passabile del francese, dell'italiano, del latino e del greco". Naturale, no?! E chi diamine sei, McGywer???!
Che poi sul serio, la faccenda ritorna alla presenza dell'istitutrice perché la ricatta: niente indagini sul suo passato e in cambio lei può leggere ciò che le aggrata..
Vabbé, comunque c'è pure il povero Theo, vicino di Florence e compagnia bella che non va a scuola per l'asma.. Ecco che diventano amici e il povero disgraziato viene messo in messo alla follia di Florence.. La sua fine mi ha lasciata sgomenta, giuro!
Non c'è niente che stia in piedi a dirla tutta e si arriva alla fine con un grande senso di disagio e di rammarico per aver speso tempo a leggere questo orrore; 
Spiegazioni dei fatti buttati lì per caso? E perché mai! Ora io PRETENDO di avere queste spiegazioni e vedere come il cervello di Harding ha lavorato ed elaborato la storia. Del genere: "Ma la povera prima governante che c'entra nella storia?" " Chi era in realtà Miss Non.mi.ricordo.come.si.chiama.ma.non.è.importante?" "Perché il suo interesse per Giles?" "Che ruolo ha lo zio?" "Come si spiegano tutte le cose sovrannaturali che vengono citate e poi dimenticate?"

Ecco, ed è solo una piccola lista.. .__.