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sabato 30 marzo 2013

Senza te io non esisto - Marina Valcarenghi

Titolo: Senza te io non esisto - Dialogo sulla dipendenza amorosa
Autore: Marina Valcarenghi
Pagine: 106

Voto:  (MENO!) [Le 3,5* mi stavano strette, 4* erano troppe.. :D]

La prima parte di questo libro mi è davvero piaciuta.. Anzi, dirò di più! Mi ha stupito e coinvolto tantissimo! Quando ho deciso di leggere questo libro, non avrei mai pensato di poter apprezzare così un saggio di questo genere, mi aspettavo un po’ una specie di polpettone di frasi fatte e clichè, lo ammetto!
Nella seconda parte il libro un po’ si perde e ammetto di averlo finito più per “dovere” che per reale interesse. Non ricordo molto di questa seconda metà del libro e poco mi è rimasto, nonostante io abbia apprezzato molto alcuni esempi che l’autrice, un’analista, riportava man mano. Parlo da totale incompetente del settore, ma mi è sembrato che la seconda parte perda elasticità e “collante” e il tutto risulti un po’.. come dire, disorganizzato!
Superati i miei pregiudizi iniziali, mi aspettavo davvero di finire questo libro e dire: “WOW! 5 stelline piene!”. Non è successo, ma è comunque un’opera meritevole.
L’autrice imposta il libro (come da titolo) sotto forma di dialogo: la tesi dell’autrice è che le donne (sovente!) tendono a dipendere dal loro uomo e ad annullare sé stesse per adattarsi all’esistenza del loro compagno e ciò è frutto di secoli di segregazione della donna e del suo ruolo di sottomessa. La sua “controparte”, contraria alla tesi, porta esempi contrari e mostra la sua diffidenza e ogni volta la Valcarenghi risponde in modo puntuale e appropriato senza parlare “tanto per”. Ha delle posizioni che a prima vista potrebbero essere definite ciniche (tanto che la sua controparte spesso la definisce proprio così!), ma che tali non sono.. Io l’ho trovata una persona intelligente, realistica e senza timore di fare affermazioni “forti”! Alcune obiezioni che vengono fatte dalla sua controparte sono, ad esempio è la condivisione delle scelte: ma condividere non è adattarsi; o ancora: la rinuncia ad alcuni progetti o sogni non è una cosa così negativa, ma la fine dell’”io” e l’inizio del “noi”; ma il noi non è una fusione tra “io” e “tu”, ma un incontro. E via di questo passo, passando per “avere bisogno di una persona non è sbagliato” o la paura della solitudine.
Ho apprezzato questo libro sia per i concetti che mostra (e COME li mostra!) sia perché in un certo senso mi sono identificata in molte situazioni! E ora, Serena, rimboccati le maniche! :D

Tutti vogliono essere amati, ma desiderare una presenza o soffrire un'assenza è diverso dal non poter vivere privi dell'oggetto d'amore.

Il Noi non comincia dove finisce l'Io, ma dove avviene l'incontro fra un Io e un Tu; un incontro però non è una fusione, altrimenti il Noi da che cosa è composto?

Ci hanno insegnato a riconoscerci nell'identità del nostro uomo, fino a prenderne il nome, e adesso che potremmo occuparci della nostra e vivere l'amore per quello che siamo, molte di noi si costruiscono una specie di ideologia della dipendenza, ne dipingono un'immagine romantica e appassionata per evitarsi la fatica di vivere in prima persona e in questo modo, alla fine, oltre che dimenticarsi di sé, giustificano, che lo si voglia o no, millenni di oppressione.

Non credo quindi che la scelta sia tra la solitudine o la dipendenza; è necessario avere il coraggio di non abdicare a se stesse e sperare di essere amate per quello che si è, rischiando certo anche di rimanere sole, ma rifiutando di nascondersi dietro a una maschera accomodante, perché è la maschera allora che l'altro ama, come tante volte nel buon tempo antico.

Nella maggioranza dei casi gli uomini possano stare bene o male in un rapporto, ma non si lascino scippare l'identità? Difficilmente abdicano alla loro vita, l'amore è una parte della loro esistenza, e non crollano, non sembrano larve quando, per esempio, la relazione si sfascia.

Un conto è sentirsi responsabili, anche moralmente, di un rapporto, averne cura, impegnarsi, e un altro è non poter vivere senza 1'altro, non stare in piedi da soli e immergersi nella dedizione.

Trama Sono tante le donne di ogni età a rivolgersi al loro uomo con parole come queste, le parole della dipendenza amorosa. Perché? Perché questa martellante richiesta di conferme? Perché niente conta se lui non c’è? Perché confondere ancora la passione con l’appartenenza? Che senso ha questo attaccamento così rischioso e autodistruttivo che induce gli uomini alla fuga e impone inutili rinunce alla propria autonomia? Nel nostro tempo una donna può finalmente vivere in prima persona senza affidare la sua esistenza a qualcun altro e amare, semplicemente, rimanendo se stessa, senza ansia di controllo, né immotivate gelosie. In un dialogo immaginario con una giovane amica, Marina Valcarenghi analizza un comportamento ancora molto diffuso soprattutto nelle giovani generazioni, che riconsegna le donne al secolo scorso e le condanna alla particolare infelicità di chi non è capace di vivere nel proprio tempo. Perché l’amore oggi, come scrive l’autrice in uno dei passaggi più toccanti di questa illuminante conversazione, non può che essere un privilegio delle persone libere.

mercoledì 6 marzo 2013

Marito è moglie - Régis de Sà Moreira

Titolo: Marito è moglie
Autore: Régis de Sà Moreira
Pagine: 105
aNobii (Non c'è su Goodreads e la pigrizia cosmica che si è impossessata di me mi impedisce di creare la scheda :D)

Voto: 
Film e libri in cui ci si sveglia nel corpo di un altro (e viceversa, ovviamente!) sono tantissimi e largo circa seguono un certo schema.. Ecco perché le cinque stelline al romanzo: il tema non è dei più originali, ma l'autore lo sviluppa in modo egregio..!
Peccato per il suo essere pubblicato con una casa editrice piccolina e parecchio sconosciuta.. Merita!
I protagonisti - uno scrittore in crisi e sua moglie, agente letteraria, sono prossimi al divorzio quando si risvegliano uno nel corpo dell'altra. La vicenda è narrata dal punto di vista di lui.. E mentre la moglie dopo un iniziale sconcerto impara a convivere con la situazione, mettendo a dieta il corpo del marito, ricominciando Karate il marito dovrà superare una serie di prove che il nuovo corpo gli mette davanti: una fra tutte, la terribile quanto shoccante esperienza del ciclo :DD
La cosa particolare, al di là del modo in cui viene sviluppato il tutto e il finale (un signor finale! Mi ha sorpreso enormemente..) è il modo in cui è scritto: tutto esclusivamente al presente con l'autore che segue passo passo il marito. Sembra quasi una telecronaca, per capirci!

Vi osservate, siete entrambi di fronte a voi stessi ed entrambi urlate.
Spalancate gli occhi.
Vi squadrate.
E urlate ancora.

Tua moglie cerca di coprire con il suo accappatoio la tua pancia.
Tu, con le tue lenzuola, le sue spalle magre.
Il tuo corpo scappa in camera vostra.
Il suo, invece, lo trascini in bagno.

In un primo momento, questo modo di scrivere e narrare mi ha disorientata e addirittura infastidita.. Anche perché a volte è confusionale! Però poi mi ha catturato, divertito e affascinato.. E' un modo davvero curioso! ^^

martedì 5 marzo 2013

Un'arma in casa - Nadine Gordimer

Titolo: Un'arma in casa
Autore: Nadine Gordimer
Pagine: 266
Titolo originale: The house gun
Goodreads

Voto: 
 Sono doppiamente soddisfatta: innanzitutto, non credevo che sarei riuscita a finire senza traumi questo libro e poi soprattutto perché mi è piaciuto un sacco.. Quindi DUE A ZERO per Serena palla al centro! :DD
Mi ero imbattuta nel libro quasi per caso, la trama mi era piaciuta e soprattutto avevo visto nella lettura di questo libro la possibilità di approfondire la mia conoscenza del Sudafrica (dove ho lasciato una parte del mio cuore..) grazie ad un premio Nobel per la letteratura. Però poi avevo letto tante recensioni non propriamente positive, commenti circa la lentezza estrema del romanzo e il mio entusiasmo si era un po' sgonfiato.. Ho rimandato il rimandabile :D
Alla fine però il mio sesto senso non mi ha ingannato e ancora una volta ho scoperto una chicca!
Certo, non è un romanzo 'facile' o leggero, questo no.. Anzi, durante la lettura ogni tanto dovevo fare delle pause perché mi calava la palpebra oppure leggevo senza quasi capire.. Però merita davvero! E nella sua lentezza è comunque assai bello! Lentino sì, ma di una lentezza che non pesa (troppo)!
Nadine Gordimer è una narratrice invadente: è praticamente onnipresente, i suoi commenti e i suoi giudizi sono ben identificabili e ben poco celati. Eppure questo non rappresenta assolutamente un punto di biasimo.. E' una presenza confortante, in un certo senso: ci prende per mano e ci guida all'interna di questa intricata faccenda. Mi ha ricordato un po' una mamma premurosa che porta i propri figli al parco giochi e li guarda giocare.. :))
La vicenda protagonista, l'uccisione di un uomo da parte di Duncan, non è importante tanto in quanto tale**, bensì perché "grazie ad essa" (se si può ringraziare una cosa del genere..) la Gordimer riesce a parlare di tante cose: il razzismo in Sudafrica, la violenza, l'essere genitori, ciò che si dà per scontato (e scontato proprio non lo è!!) e soprattutto il rimettere in dubbio tutte le proprie certezze: Claudia e Harald, i genitori di Duncan (e secondo me veri protagonisti del libro, in quanto Duncan appare sempre "di riflesso", mai come centro della storia, paradossalmente), persone bianche e agiate nell'Africa post-apartheid, da un momento all'altro, dal fatidico venerdì, vedono scomparire la loro tranquilla esistenza, si attaccano l'un l'altro, biasimano se stessi e cercano di comprendere dove e come hanno sbagliato nell'educare il loro unico figlio, la gioia dei loro occhi; e la lezione più dura di tutte che dovranno affrontare non è perdere le loro sicurezze, ma diventare consapevoli del fatto che il sangue del loro sangue è ben lontano dall'essere perfetto, dall'essere come loro se lo immaginavano..
Ho apprezzato molto lo stile della Gordimer: al di là della sua presenza, ho trovato molto poetiche alcune frasi e molto profondi alcuni pensieri.. La sua scrittura vellutata mi ha coccolato, durante la lettura!

Se siete pronti a lasciarvi catturare da un libro non facile, un po' lento e a tratti pesantino (la parte del processo occupa gran parte del romanzo) ma scritto davvero davvero bene, con grande caratterizzazione.. Allora "Un'arma in casa" fa al caso vostro! :))

**Sento che questa frase è DAVVERO contorta.. Perdonatemi!!

Ero pronto a morire per te. [...] Ma immaginare che sarei stato pronto ad uccidere.. anche solo me stesso. No. L'amore è vita, è la forza procreatrice, non può uccidere. E se lo fa non è amore.

Non sarai mai solo perché noi siamo soli senza di te.

sabato 2 marzo 2013

Estasi culinarie - Muriel Barbery

Titolo: Estasi culinarie
Autore: Muriel Barbery
Pagine: 160
Titolo originale: Une Gourmandise
Goodreads

Voto: 
 TOH!!! Guarda che bella sorpresa che mi ha regalato questo libro! Non me lo aspettavo proprio.. anzi! Sono partita con un fortissimo pregiudizio, con un "Lo leggo, ma sia ben chiaro che già so che sarà una sòla tremenda".. Sarà che la Barbery mi ispira antipatia, sarà che gli scrittori francesi in generali non mi dicono niente.. Ma ancora di più, probabilmente il vero motivo della mia reticenza è che "L'eleganza del riccio" era troppo chiaccherato per i miei gusti (e dubito infatti che lo leggerò mai :D).
Che poi in realtà sto ancora cercando di realizzare la cosa, perché il libro contiene un sacco di elementi che solitamente detesto.. Niente, o ho perso la mia verve, o mi hanno fatto il lavaggio del cervello :DD
Come prima cosa, c'è il detestabilissimo protagonista: famoso critico gastronomico, pieno di sé, meschino, cattivo, odioso.. Appena parla, nel primo capitolo, ti viene una gran voglia di dargli un paio di sberle.. Eppure.. Niente, io l'ho amato troppo *_* Pian piano - dal momento che il romanzo è un racconto corale - mi trovavo ad aspettare con impazienza le pagine narrate dal suo POV.. Sebbene quasi tutte le voci che intervengono siano meritevoli, la sua resta la migliore! Tutto il suo cinismo, il suo ritenersi migliore degli altri, il suo ritenere la famiglia un fardello.. Diciamo che fra me e lui è nato inspiegabilmente un sentimento di stima :D

La amo, come ho sempre amato gli oggetti belli della mia vita. È così. Da padrone ho vissuto e da padrone morirò, senza scrupoli né propensione ai sentimentalismi, senza nessun rimorso per aver accumulato beni né per aver conquistato anime e individui come si compra un quadro di valore.

Un'altra cosa che difficilmente avrei apprezzato in un'occasione diversa, è lo stile ampolloso e magniloquente dell'autrice. Anzi, questi due aggettivi non le fanno pienamente giustizia: è ridondante e le parole ti riempiono la bocca e sono addirittura un po' abusate (nel senso di usate taaaanto!). Quello che noi comuni mortali potremmo dire in tre parole, la Barbery riesce a dirlo in dieci. Senza però risultare pedante e noiosa.. Sono la prima a storcere il naso di fronte a esagerazioni linguistiche, ma lei è riuscita a conquistarmi senza troppe difficoltà!
Probabilmente questa peculiarità è quella che maggiormente mi ha fatto apprezzare il romanzo, paradossalmente!
Mi è piaciuto molto anche la coralità del racconto e ancor di più, il fatto che tutto il quadro viene ricostruito frammento dopo frammento. Inoltre spesso capire chi sta parlando non è una cosa immediata!
Ho apprezzato anche l'ambiguità che si crea intorno al protagonista, Monsieur Arthens: un uomo odiato, amato, incapace (o indolente, a seconda dei punti di vista) di amare eppure uomo assai attento in determinate situazioni.. *_*
E poi niente, il modo di pensare di Monsieur Arthens mi ha affascinato. Enormemente. Anche se questo rientra nella parte "Il protagonista è davvero meritevole" :D
Per concludere, il modo in cui descrive i cibi e le estasi culinarie mi ha davvero colpito enormemente.. In certe punti mi ha dato quasi un'idea di erotismo.. E questa citazione rafforza il mio pensiero:
Nessuno potrà mai scalfire la mia convinzione che le verdure crude con la maionese abbiano un che di spiccatamente sessuale. La consistenza della verdura si insinua nel velluto della crema; non avviene una reazione chimica come per molte preparazioni, in cui entrambi gli alimenti perdono un po’ della loro natura per sposare quella dell’altro e, come succede al pane imburrato, tramutarsi per osmosi in una nuova e meravigliosa sostanza. La maionese e le verdure, al contrario, restano immutate, identiche a sé stesse, ma, come nell’atto sessuale, sono travolte dalla loro unione.

Nonostante la bella esperienza, come dicevo, non penso che continuerò con la Barbery.. Meglio non rovinare la prima impressione, sento che "L'eleganza del riccio" sia troppo per me XD

martedì 22 gennaio 2013

Il dio del massacro - Yasmina Reza

Titolo: Il dio del massacro
Autore: Yasmina Reza
Pagine: 90
Titolo originale: Le dieu du carnage

Voto: 

La cosa SCONVOLGENTE e incredibile di questo libro è che si svolge nell'arco di tre quarti d'ora scarsi e soprattutto solo all'interno di una stanza, con quattro personaggi. Stop.
Eppure.. Beh, è un esempio magnifico di dialettica, crudeltà e cinismo.
**Amore!**
Due coppie -gli Houllié e i Reille, tecnicamente perbene, si incontrano per discutere del 'fattaccio': Ferdinand Reille ha picchiato con un bastone Bruno Houllié. Entrambi sono bambini di 11 anni.
I genitori di entrambi dapprima si mostrano disponibili, aperti, amichevoli.. Poi però il lato oscuro emerge, facendo cadere ogni finzione, ogni perbenismo e falsità. Uno scontro verbale che non ammette schieramenti: la guerra è tra i due uomini, le due donne, i due coniugi; ognuno mostra una parte di sé che era riuscito a celare..
Il libro è estremamente breve: sono novanta pagine della PICCOLA BIBLIOTECA Adelphi, ovvero una collana di libri in formato mignon. Però diamine, fa un effetto spaventoso. Arriva dritto dritto al punto, mostra gli inganni e ti fa sentire uno schifo perché Véronique, Michel, Annette o Alain potremmo benissimo essere noi.

lunedì 21 gennaio 2013

Lucky Starr il vagabondo dello spazio - Isaac Asimov

Titolo: Lucky Starr, il vagabondo dello spazio
Autore: Isaac Asimov
Pagine: 147
Titolo originale: David Starr, space ranger

Voto: 

Io non capirò mai alcune scelte editoriali sulla traduzione dei titoli delle opere.. Da "David Starr, space ranger" passiamo a "Lucky Starr il vagabondo dello spazio". Ma dai!! Ma mica rende allo stesso modo! Inannzitutto non ho ben capito perché in italiano il povero David diventa fortunato.. Magari il mistero si rivolve nel secondo volume, chi lo sa!
Poi passare dal cazzutissimo "Space ranger" a "Vagabondo dello spazio".. Ce ne passa di acqua sotto i ponti! Prima di capire il senso di vagabondo, io già mi aspettavo di vedermi come protagonista una sottospecie di barbone galattico.. :D
Manco per niente.. XD
Il succo della cosa è: non lasciatevi ingannare dal titolo!
Il genere di Asimov, la fantascienza, non è il mio forte e a dirla tutta, mi spaventa un po'.. "Dovevo" leggere unlibro di fantascienza del secolo scorso e temevo di perdermi se avessi scelto un libro troppo lungo. Quindi la scelta è ricaduta su questo per un motivo ben poco nobile: la sua brevità .-.
Anche perché leggendo qualche commento non era data come l'opera migliore di Asimov..
A me è piaciuta un sacco! Probabilmente sì, troppo veloce e un po' semplicistica nello sviluppo, ma mi ha tenuto incollata fino a che non l'ho terminato..
Il mio approccio alla fantascienza è avvenuto un paio di anni fa quando mio padre ha riesumato dalla cantina la sua collezione Urania e ne ho letti qualcuno.. Ma non sono riuscita a farmeli piacere perché li sentivo troppo datati (oltre al fatto che certe storie erano davvero improponibili!!). Invece Asimov pur essendo degli anni '50, è di una modernità confortante, non lo sento datato.. Anzi, in lui riesco a vedere solo puro genio!
Tutto il mondo su Marte (e gli altri pianeti) che inventa, gli strumenti d'avanguardia.. Che meraviglia!
Poi vabbé, scrive davvero in un modo straordinario.. *_*
Devo ASSOLUTAMENTE decidermi a leggere Il suo Cilo della fondazione!
Come dicevo, probabilmente questo libro è sottotono rispetto ai grandi capolavori quindi magari per chi vuole approcciarsi ad Asimov e teme il sonno profondo per i temi, può iniziare da questo! Così poi a strada sarà tutta in discesa verso i capolavori di Asimov.. :)

lunedì 14 gennaio 2013

L'età dell'innocenza - Edith Wharton

Titolo: L'età dell'innocenza
Autore: Edith Wharton
Pagine: 348
Titolo originale: the age of innocence

Voto: 

Ci ho messo un po' (circa due settimane.. :D), ma ne vale assolutamente la pena! Ho veramente amato questo libro *_*
E che gran risultato che ho ottenuto! A me i classiconi (se escludiamo alcune perle di rara bellezza) non è che proprio piacciono.. Diciamo che ci tolleriamo a vicenda.. E che se non li avessi incontrati nel mio percorso, la mia vita sarebbe comunque continuata felice e serena, ecco!
Però non so, questo libro mi ha lanciato un'esca e io non ho saputo resistere.. Mi ha chiamato a sé come solo i bei libri sanno fare e mi ha catturato *_*
Innanzitutto, ci tengo a fare due tributi a:
1) EDITH WHARTON in persona: una grande, grandissima scrittrice con una penna stregata. Descrive la società newyorchese di fine Ottocento con una maestria rara.. Lei è sempre presente, non solo come narratrice, no: lei con una sottile ironia e con uno stile raffinato si prende gioco di questa società, la critica senza pietà quando è necessario e la esalta quando lo merita. Se non ci fosse stata la sua partecipazione, il romanzo non sarebbe stato altrettanto bello! Sotto le apparenze di una società perfetta, lei ci mostra la vera essenza del mondo.. :')
2) ELLEN OLENSKA: credo che lei sia in assoluto il mio personaggio preferito. Io tifavo per lei, lo ammetto! Una donna che ha la forza di scontrarsi con le rigide imposizioni della società e della buona etichetta, che non vuole piegarsi a ciò che è 'considerato un buon comportamento' se va contro a ciò che è giusto.. Una donna passionale, bella e forte spenta da un marito incapace e repressa dalla famiglia che non vuole scandali. Insomma, una signora Co-protagonista, non c'è che dire!
Newland è un altro personaggio che mi è piaciuto moltissimo: pian piano, si accorge che la vita che ha condotto fino a quel momento altro non era che ipocrita e vuota; per la dolce May -frutto meglio riuscito di questa società- egli non prova nulla se non affetto: il vero amore, la passione, lo struggimento sono per Ellen, la cugina.
Mi è piaciuta la sua evoluzione, la sua passione che dirompe.. Non sono d'accordo sul finale, e probabilmente sulla sua scelta decisiva, ma ci troviamo sempre in una New York di fine ottocento.. Per quanto ci troviamo di fronte a personaggi fuori dagli schemi, alla fin fine essi sono intrappolati nelle convenzioni, pur se meno degli altri.
E' un romanzo che trasmette una carica di erotismo incredibile.. **Cara autrice di 50 sfumature di grigio, perché non leggi il libro della Wharton e non impari? Erotismo non è SOLO il sesso in sé per sé!!**
Scusate, piccolo sfogo personale :DD
Una lettura gradevole, anche se ammetto di aver faticato un po' a terminarlo; probabilmente però è anche colpa mia, visto che inizio ogni volta cinque libri insieme.. -.-

Poche cose parevano più terribili a Newland di un'offesa al Buon Gusto, remota divinità di cui la Forma era il solo rappresentante visibile in terra.

Non c'è nulla di peggior gusto di una disinvóltura intempestiva.

Le donne hanno diritto di esser libere... quanto noi», dichiarò, facendo una scoperta di cui non era in grado di misurare le terribili conseguenze, tanto era in collera.

giovedì 10 gennaio 2013

Le imprevedibili conseguenze dell'amore - Jill Mansell

Titolo: Le imprevedibili conseguenze dell'amore
Autore: Jill Mansell
Pagine: 414
Titolo originale: Millie's fling

Voto: 

Uscirà fra pochi giorni (il 17 gennaio!) questa perla della Tre60.. Non fatevelo scappare! Un perfetto mix di amore, tenerezza, ilarità, sorprese e intrecci che ci accompagna per tutta la durata del libro.. Questo romanzo non perde un colpo!
Quando ho letto circa l'autrice e delle sue milioni di copie vendute in tutto il mondo, mi sono un po' vergognata perché non l'avevo mai minimamente sentita nominare e anzi, faccio pure un po' di fatica a ricordarmi il nome.. Però, ho fatto ammenda dei miei errori e mi sono informata sulle sue opere, che leggerò appena possibile!
La trama non rende completamente giustizia al romanzo.. C'è molto ma molto di più da scoprire al suo interno!
Per iniziare una serie di personaggi estremamente positivi: ho amato tutti (Tranne forse Adele, ma penso che lo scopo di Jill -sì sì, la chiamo per nome, ormai siamo grandi amiche!- fosse proprio quello di avere in antipatia la madre di Millie..) e sono tutti perfettamente inseriti, senza nessuna forzatura. Millie fa una gran simpatia, Millie è l'amica che vorresti avere e con cui dividere casa.. Ammetto di aver un po' invidiato Hester! E non solo per la sua migliore amica.. Anche in fatto di fidanzati non se la cava mica male! Nat è, in ordine: chef, gentiluomo, fighissimo, pronto a perdonare un tradimento, gentile, onesto e via dicendo. **Piccolo spoiler!** Rinuncia alla sua carriera per Hester!!! Ahh, che dolcezza! ç_ç
Orla poi è completamente pazza, ma non si può fare a meno di volerle bene.. E il suo modo di orchestrare la vita sentimentale di Millie, beh! Tanto di cappello! Anche se povera, prende spesso delle cantonate tremende..
Il tutto come dicevo è condito da una pungente ironia, alcune battute sono formidabili e certe situazioni sono talmente surreali che mi sarebbe piaciuto assistere in prima persona!
Il lieto fine corale del libro poi è la ciliegina sulla torta. *_*
Che diamine, ma perché non era brutto? Alcune persone erano proprio prive di ogni rispetto per il prossimo.
D'altra parte, come Orla non smetteva di ripeterle allegra, quella sera la sua vita poteva cambiare per sempre. Come ogni altra sera, d'altra parte. Anche se te ne stavi a casa a guardare la televisione, poteva succedere che un grosso ragno ti salisse su un piede, facendoti saltare su un tavolinetto per la paura, e a quel punto potevi perdere l'equilibrio, cadere all'indietro, fracassarti il cranio e... ehm, morire.

martedì 8 gennaio 2013

Donne dagli occhi grandi - Angeles Mastretta

Titolo: Donne dagli occhi grandi
Autore: Angeles Mastretta
Pagine: 192
Titolo originale: Mujeres de ojos grandes

Voto: 

Questo libro mi ha veramente veramente veramente veramente sorpreso!!
E perché direte voi? :D Bene, la mia relazione con i libri Sudamericani non è delle più idialliache (Allende, Marquez.. :D) e quindi mi sono apprestata a leggere il libro con un peso nel cuore.. Mi serviva un'autrice del Sudamerica e ho scelto un libro piccino perché così, male che andava, avrei potuto sopportare per duecento pagine!
Invece avendolo finito, mi sarebbe piaciuto che il libro fosse stato più lungo.. :D
Tralaltro ho scoperto che questo libro ha esattamente la mia età!  ***Serena si commuove ç_ç***
Sono una serie di racconti molto brevi che hanno in comune il fatto di avere donne come protagoniste. Queste sono tutte diverse: c'è l'amante, la moglie, la bambina, la nonna, la sognatrice, la disillusa, la pazza, l'insicura, la lavoratrice, la ricca, la viaggiatrice..
Insomma, un universo incredibile popolato da donna altrettanto incredibili: lottano, piangono, si scoraggiano, amano, tradiscono, muoiono, in un vortice di parole il cui collocamento sembra studiato a tavolino.
Alcuni racconti non mi sono piaciuti (anche normale, visto che sono tantissimi!!), altri mi hanno lasciato con l'amaro in bocca (sia perché non sono finite o perché hanno una conclusione 'particolare'), ma la maggiorparte le ho adorate!!
Inizialmente ero titubante perché pensavo che data la brevità dei racconti e la relativa lunghezza del libro, la Mastretta avrebbe finito inevitabilmente per ripetersi e creare storie tutti uguali.. Invece qui ho ricevuto la seconda sorpresa che questo libro mi riservava: vero sì che alcuni elementi ritornano, ma l'autrice li usa ogni volta in modo differente e non ti permette assolutamente di annoiarti: ti prende per mano e ti conduce alla scoperta del suo mondo incredibile!
Qualche storia in particolare mi ha veramente commossa, ci sono alcune frasi e alcuni situazioni che meritano davvero tanto!!
Tanto di cappello a questa autrice.. Ora voglio leggere altro di suo!!
«Io non ti amavo per la tua intelligenza», disse la zia Clemencia con un sorriso. «Però smettesti di amarmi per la mia idiozia», disse lui.
«La gente fatica a sopportare la felicità altrui», le disse Cubillas per consolarla. «E se la felicità viene da ciò che sembra una buona intesa con qualcun altro, allora è decisamente insopportabile».
«Dove c’è rancore c’è ricordo».