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martedì 5 marzo 2013

Un'arma in casa - Nadine Gordimer

Titolo: Un'arma in casa
Autore: Nadine Gordimer
Pagine: 266
Titolo originale: The house gun
Goodreads

Voto: 
 Sono doppiamente soddisfatta: innanzitutto, non credevo che sarei riuscita a finire senza traumi questo libro e poi soprattutto perché mi è piaciuto un sacco.. Quindi DUE A ZERO per Serena palla al centro! :DD
Mi ero imbattuta nel libro quasi per caso, la trama mi era piaciuta e soprattutto avevo visto nella lettura di questo libro la possibilità di approfondire la mia conoscenza del Sudafrica (dove ho lasciato una parte del mio cuore..) grazie ad un premio Nobel per la letteratura. Però poi avevo letto tante recensioni non propriamente positive, commenti circa la lentezza estrema del romanzo e il mio entusiasmo si era un po' sgonfiato.. Ho rimandato il rimandabile :D
Alla fine però il mio sesto senso non mi ha ingannato e ancora una volta ho scoperto una chicca!
Certo, non è un romanzo 'facile' o leggero, questo no.. Anzi, durante la lettura ogni tanto dovevo fare delle pause perché mi calava la palpebra oppure leggevo senza quasi capire.. Però merita davvero! E nella sua lentezza è comunque assai bello! Lentino sì, ma di una lentezza che non pesa (troppo)!
Nadine Gordimer è una narratrice invadente: è praticamente onnipresente, i suoi commenti e i suoi giudizi sono ben identificabili e ben poco celati. Eppure questo non rappresenta assolutamente un punto di biasimo.. E' una presenza confortante, in un certo senso: ci prende per mano e ci guida all'interna di questa intricata faccenda. Mi ha ricordato un po' una mamma premurosa che porta i propri figli al parco giochi e li guarda giocare.. :))
La vicenda protagonista, l'uccisione di un uomo da parte di Duncan, non è importante tanto in quanto tale**, bensì perché "grazie ad essa" (se si può ringraziare una cosa del genere..) la Gordimer riesce a parlare di tante cose: il razzismo in Sudafrica, la violenza, l'essere genitori, ciò che si dà per scontato (e scontato proprio non lo è!!) e soprattutto il rimettere in dubbio tutte le proprie certezze: Claudia e Harald, i genitori di Duncan (e secondo me veri protagonisti del libro, in quanto Duncan appare sempre "di riflesso", mai come centro della storia, paradossalmente), persone bianche e agiate nell'Africa post-apartheid, da un momento all'altro, dal fatidico venerdì, vedono scomparire la loro tranquilla esistenza, si attaccano l'un l'altro, biasimano se stessi e cercano di comprendere dove e come hanno sbagliato nell'educare il loro unico figlio, la gioia dei loro occhi; e la lezione più dura di tutte che dovranno affrontare non è perdere le loro sicurezze, ma diventare consapevoli del fatto che il sangue del loro sangue è ben lontano dall'essere perfetto, dall'essere come loro se lo immaginavano..
Ho apprezzato molto lo stile della Gordimer: al di là della sua presenza, ho trovato molto poetiche alcune frasi e molto profondi alcuni pensieri.. La sua scrittura vellutata mi ha coccolato, durante la lettura!

Se siete pronti a lasciarvi catturare da un libro non facile, un po' lento e a tratti pesantino (la parte del processo occupa gran parte del romanzo) ma scritto davvero davvero bene, con grande caratterizzazione.. Allora "Un'arma in casa" fa al caso vostro! :))

**Sento che questa frase è DAVVERO contorta.. Perdonatemi!!

Ero pronto a morire per te. [...] Ma immaginare che sarei stato pronto ad uccidere.. anche solo me stesso. No. L'amore è vita, è la forza procreatrice, non può uccidere. E se lo fa non è amore.

Non sarai mai solo perché noi siamo soli senza di te.

sabato 2 marzo 2013

Estasi culinarie - Muriel Barbery

Titolo: Estasi culinarie
Autore: Muriel Barbery
Pagine: 160
Titolo originale: Une Gourmandise
Goodreads

Voto: 
 TOH!!! Guarda che bella sorpresa che mi ha regalato questo libro! Non me lo aspettavo proprio.. anzi! Sono partita con un fortissimo pregiudizio, con un "Lo leggo, ma sia ben chiaro che già so che sarà una sòla tremenda".. Sarà che la Barbery mi ispira antipatia, sarà che gli scrittori francesi in generali non mi dicono niente.. Ma ancora di più, probabilmente il vero motivo della mia reticenza è che "L'eleganza del riccio" era troppo chiaccherato per i miei gusti (e dubito infatti che lo leggerò mai :D).
Che poi in realtà sto ancora cercando di realizzare la cosa, perché il libro contiene un sacco di elementi che solitamente detesto.. Niente, o ho perso la mia verve, o mi hanno fatto il lavaggio del cervello :DD
Come prima cosa, c'è il detestabilissimo protagonista: famoso critico gastronomico, pieno di sé, meschino, cattivo, odioso.. Appena parla, nel primo capitolo, ti viene una gran voglia di dargli un paio di sberle.. Eppure.. Niente, io l'ho amato troppo *_* Pian piano - dal momento che il romanzo è un racconto corale - mi trovavo ad aspettare con impazienza le pagine narrate dal suo POV.. Sebbene quasi tutte le voci che intervengono siano meritevoli, la sua resta la migliore! Tutto il suo cinismo, il suo ritenersi migliore degli altri, il suo ritenere la famiglia un fardello.. Diciamo che fra me e lui è nato inspiegabilmente un sentimento di stima :D

La amo, come ho sempre amato gli oggetti belli della mia vita. È così. Da padrone ho vissuto e da padrone morirò, senza scrupoli né propensione ai sentimentalismi, senza nessun rimorso per aver accumulato beni né per aver conquistato anime e individui come si compra un quadro di valore.

Un'altra cosa che difficilmente avrei apprezzato in un'occasione diversa, è lo stile ampolloso e magniloquente dell'autrice. Anzi, questi due aggettivi non le fanno pienamente giustizia: è ridondante e le parole ti riempiono la bocca e sono addirittura un po' abusate (nel senso di usate taaaanto!). Quello che noi comuni mortali potremmo dire in tre parole, la Barbery riesce a dirlo in dieci. Senza però risultare pedante e noiosa.. Sono la prima a storcere il naso di fronte a esagerazioni linguistiche, ma lei è riuscita a conquistarmi senza troppe difficoltà!
Probabilmente questa peculiarità è quella che maggiormente mi ha fatto apprezzare il romanzo, paradossalmente!
Mi è piaciuto molto anche la coralità del racconto e ancor di più, il fatto che tutto il quadro viene ricostruito frammento dopo frammento. Inoltre spesso capire chi sta parlando non è una cosa immediata!
Ho apprezzato anche l'ambiguità che si crea intorno al protagonista, Monsieur Arthens: un uomo odiato, amato, incapace (o indolente, a seconda dei punti di vista) di amare eppure uomo assai attento in determinate situazioni.. *_*
E poi niente, il modo di pensare di Monsieur Arthens mi ha affascinato. Enormemente. Anche se questo rientra nella parte "Il protagonista è davvero meritevole" :D
Per concludere, il modo in cui descrive i cibi e le estasi culinarie mi ha davvero colpito enormemente.. In certe punti mi ha dato quasi un'idea di erotismo.. E questa citazione rafforza il mio pensiero:
Nessuno potrà mai scalfire la mia convinzione che le verdure crude con la maionese abbiano un che di spiccatamente sessuale. La consistenza della verdura si insinua nel velluto della crema; non avviene una reazione chimica come per molte preparazioni, in cui entrambi gli alimenti perdono un po’ della loro natura per sposare quella dell’altro e, come succede al pane imburrato, tramutarsi per osmosi in una nuova e meravigliosa sostanza. La maionese e le verdure, al contrario, restano immutate, identiche a sé stesse, ma, come nell’atto sessuale, sono travolte dalla loro unione.

Nonostante la bella esperienza, come dicevo, non penso che continuerò con la Barbery.. Meglio non rovinare la prima impressione, sento che "L'eleganza del riccio" sia troppo per me XD

sabato 23 febbraio 2013

Racconti - Tomasi di Lampedusa

Titolo: I racconti
Autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Pagine: 157
Goodreads

Voto: 


Bello bello bello.
 Amo quest'uomo, e mi duole il cuore sapere che non ho altri suoi libri da leggere.. Me tapina.
 Lo stile è quello inconfondibile de "Il Gattopardo": Tomasi di Lampedusa è uno scrittore moderno, poetico, ironico, e il libro contiene delle perle rare, scritte meravigliosamente. Ho amato tutti i racconti, ma "Ricordi di infanzia" è qualcosa di commovente: il modo in cui descrive le sue case, i suoi viaggi, l'infanzia in generale.. ç_ç E che invidia!!
 "La sirena" poi, è una storia d'amore superba, sicuramente tra le più belle che io abbia letto.
Il modo in cui descrive la SUA Sicilia.. Davvero meraviglioso!
Il libro è davvero molto breve, ma merita di essere letto, riletto e riletto ancora. E' la mia terza o quarta rilettura, ma ogni volta mi si apre il cuore a leggere queste parole meravigliose, a farmi accompagnare da Tomasi di Lampedusa all'interno del suo magico universo..
Vi lascio qualche citazione, che io rileggo spessissimo :')

Posso promettere di non dire nulla che sia falso. Ma non vorrò dire tutto. Riservo a me il diritto di mentire per omissione. A meno che non cambi idea.

Oltrepassato però che si fosse questo suo preludio orgoglioso, la casa era tutta grazia e moine, o, per meglio dire, il suo orgoglio si velava sotto la mollezza come quello di un aristocratico sotto la cortesia.


Non so se sono fin qui riuscito a dare l'idea che ero un ragazzo a cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più stare con le cose che con le persone. Poiché era così si capirà facilmente come la vita a S. Margherita fosse l'ideale per me. Nella vastità ornata della casa mi aggiravo come in un bosco incantato. Bosco senza draghi nascosti; pieno di liete meraviglie financo nei nomi giocosi delle stanze.


La questione dei vini, come sempre nella sobria Sicilia, non aveva importanza. I convitati ci tenevano che il bicchiere fosse riempito fino all'orlo ("niente colletti" gridavano al cameriere) ma poi di fatto i bicchieri senza colletto ne vuotavano uno, al massimo due.


Era davvero troppo povero per permettere che l'erbaccia della fierezza spuntasse dove non doveva.


Quei poveri diavoli dei suoi colleghi avevano avuto l'occasione di udire il greco antico proprio quanto lui,cioè mai.


Credo che anche lui si fosse preso di un certo affetto per me, ma non mi faccio illusioni: se affetto c'era non era quello che uno di noialtri può risentire per un essere umano ma piuttosto era simile a quello che una vecchia zitella può provare verso il proprio cardellino del quale conosce la fatuità e l'incomprensività ma la cui esistenza le permette di esprimere ad alta voce rimpianti nei quali la bestiola non ha parte alcuna; però se questa non ci fosse essa risentirebbe un malessere.


Voialtri, sempre con i vostri sapori accoppiati! Il riccio deve sapere anche di limone, lo zucchero anche di cioccolata, l'amore anche di paradiso!


"Sei un buon ragazzo, Corbera; se non fossi tanto ignorante, si sarebbe potuto fare qualcosa di te."


Quell'adolescente sorrideva; non era però uno di quei sorrisi come se ne vedono fra voialtri, sempre imbastarditi da un'espressione accessoria, di benevolenza o ironia, di pietà, crudeltà o quel che sia; esso esprimeva soltanto se stesso, cioè una quasi bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia.


Essa presentava l'aspetto compassionevole di un animale ferito, aspetto che il riso dei suoi occhi cancellava subito.


Il castello di bugie era evidentemente fragilissimo; ma era tanto bello che nessuno ebbe voglia di soffiarci su per farlo cadere.